Vocabolario Dantesco
fuso s.m.
Commedia 2 (1 Inf., 1 Par.).
Commedia fuso Inf. 20.122, Par. 15.117.
Dal lat. fusum (DELI 2 s.v. fuso 2). Il termine è att. in volg. già dalla metà del sec. XIII (vd. TLIO s.v. fuso 1). Nella Commedia fuso ricorre sempre in abbinamento ad altri strumenti tipici dell'arte della tessitura e della filatura (vd. ago, pennecchio, spuola), indicando meton. le occupazioni tipiche femminili, emblema della dedizione domestica e familiare.
Autore: Barbara Fanini.
Data redazione: 28.07.2021.
Data ultima revisione: 29.10.2021.
1 [Tess.] Strumento ligneo di forma allungata, più spesso al centro e sottile alle estremità, che serve nella filatura per torcere e avvolgere il filo. L'ago, la spuola e il fuso: le occupazioni femminili (meton.).
[1] Inf. 20.122: Vedi le triste che lasciaron l'ago, / la spuola e 'l fuso, e fecersi 'ndivine; / fecer malie con erbe e con imago.
Il fuso e il pennecchio: l'arte della filatura (considerata come attività tipicamente femminile) (meton.).
[2] Par. 15.117: e vidi quel d'i Nerli e quel del Vecchio / esser contenti a la pelle scoperta, / e le sue donne al fuso e al pennecchio.