I. Introduzione

 

Il Vocabolario Dantesco (VD), frutto della stretta collaborazione fra Accademia della Crusca e OVI - Opera del Vocabolario Italiano (Istituto del CNR), nasce nell'ambito delle celebrazioni per i due centenari del poeta (2015 e 2021). Esso si propone come uno strumento innovativo e aggiornato che, alla luce delle più moderne acquisizioni di natura filologico-linguistica e dei più recenti strumenti di analisi, consente di indagare in modo approfondito il lessico di Dante in rapporto alla lingua del suo tempo, delle generazioni precedenti e successive, della tradizione latina e romanza. La redazione del VD prende il via dalla Commedia, ma mira a raccogliere progressivamente l'intero patrimonio lessicale contenuto nelle opere del poeta, volgari e latine. Al pari del TLIO (Tesoro della Lingua Italiana delle Origini), il VD nasce come una risorsa informatica, accessibile liberamente e gratuitamente dalla rete, e in continuo aggiornamento. È tuttavia prevista, con gli opportuni adat­tamenti, una successiva versione car­ta­cea.

La priorità accordata alla versione informatica si lega a precise ragioni metodologiche: la realizzazione del VD trova infatti il suo naturale fondamento negli stessi strumenti che sono alla base del lavoro lessicografico dell'OVI (a partire dalle banche dati testuali, nonché dal software di interrogazione GATTO) ed è destinata a svilupparsi in parallelo al Tesoro della Lingua Italiana delle Origini (TLIO). Nel VD, inoltre, l'impostazione les­si­cografica tra­di­zio­nale – che si propone di precisare il valore semantico dei lessemi danteschi attraverso delle definizioni puntuali – viene affiancata e significativamente arricchita attraverso un dialogo continuo con altre importanti risorse informatiche, imprescindibili sotto il profilo storico-linguistico ed esegetico-interpretativo.

Come già precisato, il VD prende avvio dalla Commedia, opera centrale nell’ambito della produzione dan­tesca e pilastro dell’intera storia culturale italiana ed europea. Proprio per questo suo carattere, essa richiede, sul versante les­si­cografico, metodologie di analisi particolarmente avvedute, connesse sia al­la specificità della sua tradizione te­stua­le, sia alla straordinaria fortuna della sua lingua, che si è sedimentata come costituente fondamentale del lessico italiano. La scelta di avviare il cantiere del VD proprio dal poema ha alimentato il proposito di dar vita a uno strumento che risponda a una concezione aperta e dinamica del lessico che ruota attorno all’opera dantesca e alla sua ricezione. Assecondando un principio da tempo additato da voci autorevoli della lessicografia storica (a partire dal memorabile intervento di Giovanni Nencioni, Filologia e lessicografia), il VD non solo si propone di registrare le voci desumibili dall’edizione di riferimento, che precisiamo fin da ora è quella di Giorgio Petrocchi (1994), ma si apre alla segnalazione delle varianti lessicalmente significative che scaturiscono dalla tradizione, messe in evidenza attraverso un meditato spoglio dell’apparato della stessa edizione Petrocchi e delle più recenti edizioni critiche fondate su criteri alternativi, non senza tener conto delle proposte più accreditate emerse in seno all’attuale dibattito sul testo del poema.

Un vocabolario delle opere di Dante, realizzato con i criteri sopra descritti, costituisce una novità nel panorama della pur ricchissima bibliografia dedicata al poeta. La sua metodologia, che integra l’aspetto più tradizionale dei lessici con un’interfaccia dinamica e modulare, e i sistemi di ricerca previsti, che consentono una varietà di interrogazioni da semplici a molto avanzate, predispongono lo strumento a tipi di fruizione differenziata, assecondando sia le esigenze del lettore più esperto interessato all’indagine linguistica e filologica, sia le esigenze di un più vasto pubblico, italiano e straniero.



II. Fondamenti metodologici

1. Il corpus del VD e le edizioni di riferimento

Il VD prende come edizione di riferimento della Commedia quella di Giorgio Petrocchi nella seconda edizione da lui riveduta (1994), già presente nel Corpus OVI, nonché fondamento di due validi strumenti digitali che consentono l'accesso all'intera produzione di Dante (volgare e latina): le Opere di Dante lemmatizzate (DanteSearch) progetto coordinato da Mirko Tavoni, e le Concordanze delle Opere volgari e delle Opere latine di Dante Alighieri, contenute in un CD-rom allegato alla recente riedizione delle Opere di Dante della Società Dantesca Italiana, riveduta da Domenico De Robertis e Giancarlo Breschi.

Anche le altre opere dantesche vengono citate secondo edizioni che si allineano con quelle dei corpora messi a disposizione dall’OVI. Si ricorda tuttavia che, per la compilazione del VD, è stato indispensabile procedere all’allestimento di un corpus dei testi danteschi (autonomo e parallelo agli altri corpora dell’OVI) che rispondesse adeguatamente ai criteri informatici pensati per la nuova maschera d’interrogazione. Tale operazione ha consentito, tra l’altro, la revisione e l’aggiornamento degli stessi testi elettronici e, in particolare, la sostituzione dell’edizione continiana delle Rime con la nuova edizione curata da Domenico De Robertis (2005).

Riepiloghiamo di seguito le edizioni di riferimento delle singole opere volgari:


2. La selezione delle varianti e la loro tipologia

L’accoglimento della variantistica lessicalmente significativa, punto qualificante della metodologia del VD, rende indispensabile che si definiscano puntualmente le fonti e i criteri che hanno guidato nella selezione delle varianti.

Le varianti sono ricavate in primo luogo dall’apparato della già citata edizione Petrocchi (da cui si riprendono anche le sigle dei codici). Sono inoltre prese sistematicamente in considerazione le due edizioni uscite negli ultimi decenni che muovono da criteri alternativi, ovvero quelle curate rispettivamente da Antonio Lanza (1996) e da Federico Sanguineti (2001). Fra le edizioni più antiche, ci si limita a quella, storica, della Crusca (1595). Si tiene altresì conto dei principali contributi prodotti negli ultimi anni in seno al dibattito critico sul testo del poema: in particolare il complesso degli studi che fanno capo a Paolo Trovato e al suo gruppo di lavoro (tra cui Trovato, Nuove prospettive; Tonello-Trovato, Nuove prospettive), come pure gli apporti dovuti ad altre più recenti edizioni pubblicate e in fieri.

La scelta delle varianti da accogliere nel VD è stata condotta sulla base di uno scrutinio che, escludendo le varianti di natura puramente formale, selezionasse ulteriormente quelle provviste di carattere lessicalmente significativo e tali da inserirsi con coerenza nella tessitura del VD.

In linea di massima le varianti sono accolte se rispondono a entrambi i seguenti criteri:

1) un criterio filologico, che prende in considerazione le varianti potenzialmente adiafore, ovvero le lezioni relegate in apparato ma ammissibili al posto di quelle messe a testo nell'edizione Petrocchi (nel caso di dubbio fra variante adiafora e variante erronea si tende ad allargare le maglie dell’accoglienza, piuttosto che restringerle);

2) un criterio prettamente linguistico, che prende in considerazione le varianti corrispondenti a un lemma altrimenti non attestato nell'edizione Petrocchi o a un lemma che, seppure attestato, presenta un diverso uso semantico o grammaticale.

Il secondo criterio, di natura linguistica, assume un valore determinante nel discriminare la tipologia delle varianti di fatto accolte nel VD, che vengono quindi ricondotte a due casi fondamentali:

  1. le varianti che testimoniano un lemma altrimenti non attestato nell’edizione di riferimento, che definiremo varianti-nuovo lemma e, in sigla, [var.] (ad es. lodoletta che è variante di allodetta in Par. 20.73 e genera il nuovo lemma lodoletta; oppure plenitudine che è variante di moltitudine in Par. 31.20 e genera il nuovo lemma plenitudine).
  2. le varianti che testimoniano un lemma attestato nell’edizione di riferimento, di cui comunque documentano un uso significativo dal punto di vista semantico o grammaticale, che definiremo varianti-nuova accezione e, in sigla, [+var.] (ad es. indurata che ricorre in Inf. 1.20 in luogo di durata e si aggiunge con un nuovo significato alle occorrenze del lemma indurare presente nell’edizione Petrocchi).

3. La costituzione del lemmario

Il lemmario della Commedia è costituito prendendo come punto di riferimento l’edizione Petrocchi (1994). Nella sua impostazione prettamente lessicografica, esso esclude le parole grammaticali: articoli, preposizioni, congiunzioni, pronomi relativi e personali, aggettivi o pronomi dimostrativi, indefiniti, numerali, interrogativi. Esclusi anche – almeno per ora – i nomi propri.

Il lemma, seguito dalla sigla della categoria grammaticale, è indicato nella veste grafica e fonomorfologica adottata nell’edizione di riferimento. Com’è di norma, i sostantivi sono al singolare, gli aggettivi al maschile singolare, i verbi all’infinito.

Se nell’edizione di riferimento sono presenti forme alternative dal punto di vista fonomorfologico, si mette a lemma la forma corrispondente all’italiano standard; le altre forme, comunque inserite nel lemmario, rimandano al lemma di base (caso 1).

Se un lemma occorre solo in veste fonomorfologica diversa da quella dell’italiano standard, si accoglie nella forma attestata; le forme corrispondenti all’italiano standard figurano comunque nel lemmario con rimando al lemma di base (caso 2).

Si propongono di seguito alcuni esempi che, pur appartenendo a tipologie lessicali diverse, mostrano la coerente applicazione di questi principi.

Caso 1. Nel caso di ancella/ancilla, si mette a lemma ancella, ma ancilla entra nel lemmario con rimando a ancella.

Caso 2. Rispettando la forma presente nelle uniche due occorrenze, è messo a lemma comedìa (conforme all’etimo greco) e non commedia; ugualmente vengono messe a lemma tutte le altre forme univocamente attestate come segnore, stregghia, mantoano, nonché le voci con fisionomia dialettale, come il veneziano arzanà. In tutti questi casi le forme corrispondenti all’italiano standard (commedia, signore, striglia, mantovano, arsenale) entrano nel lemmario col relativo rimando.

Gli allotropi marcatamente differenziati (come ad es. alloro/lauro, radiare/raggiare, specchio/speglio, vecchio/veglio) sono trattati autonomamente con relativo rinvio. Anche i diminutivi e gli accrescitivi costituiscono lemmi a sé (tranne i superlativi che comunque saranno accolti nel lemmario con rinvio all’aggettivo di riferimento).

I lemmi seguiti dalla sigla [var.] ricorrono unicamente come varianti di un lemma non altrimenti attestato (ad es., riferendoci ai casi già citati al § II.2, i lemmi lodoletta e plenitudine entreranno nel lemmario seguiti da [var.]).


4. L’organizzazione della scheda-tipo

La scheda del VD presenta, in apertura, tre fondamentali costituenti che sono nell’ordine:



2) Il pannello si articola nelle seguenti otto sezioni cliccabili, la prima delle quali (2.1) appare in automatico. Le sezioni 2.3, 2.4 e 2.6 possono essere assenti.


2.1) Frequenza. Si indica il numero complessivo delle occorrenze del lemma nella Commedia (entro parentesi tonde il numero delle occorrenze parziali relative alle singole cantiche). La stringa  [+var. …] segnala la frequenza delle varianti-nuova accezione. Si dà quindi conto della frequenza del lemma nelle altre opere volgari dantesche.


2.2) Index locorum. Si elencano in ordine alfabetico tutte le forme attestate, col relativo luogo. Col segno (:) si indicano i luoghi in cui la forma ricorre in posizione di rima. Entro parentesi quadre, la stringa [+var. …] introduce l'Index locorum delle varianti-nuova accezione. Alle forme della Commedia seguono quelle delle altre opere volgari dantesche.


2.3) Locuz. e fras. Si elencano, in ordine alfabetico, le polirematiche associate al lemma. Per i criteri di individuazione e registrazione delle polirematiche vedi sotto, § II.5.4 (e vedi anche § II.5.5 per la trattazione dei proverbi).

 

2.4) Varianti. Si elencano qui le eventuali varianti alternative al lemma in entrata corredate dall'indicazione delle relative fonti (codici, edizioni, ecc.).

 

2.5) Corrispondenze. Questa sezione offre gli strumenti utili per contestualizzare storicamente il lemma e approfondirne le vicende nella loro diacronia retrospettiva e prospettica. Essa si suddivide in due parti:



Cliccando sui relativi titoli viene innescata una ricerca automatica per forme. Per la Crusca in rete il rinvio diretto è alla IV impressione dalla quale l'utente può eventualmente consultare anche le altre.


2.6) Nota. Si forniscono eventuali informazioni indispensabili o comunque di evidente utilità ai fini di una migliore interpretazione del lemma nei suoi aspetti lessicali e semantici. La nota può contenere anche osservazioni riguardanti le Locuz. e fras. e le Varianti accolte nelle relative sezioni.


2.7) Redattore. Si indica il nome dell'autore accompagnato dalle date di prima redazione e di eventuale successiva revisione della scheda.


2.8) Tutto/stampa. La funzione consente una visualizzazione della scheda in un'unica schermata predisposta per la stampa.


5. L'informazione lessicografica

5.1 La struttura della voce

La struttura della voce è costruita su base semantica; l’individuazione e la classificazione dei significati si fonda sull’esame di tutte le attestazioni della Commedia.

Il primo significato è generalmente il senso proprio o, in mancanza, il più prossimo a esso. Gli altri sono classificati in base alla distanza semantica da quest’ultimo e segnalati con numeri progressivi, organizzati in paragrafi in un elenco a cascata. Il significato individuato da una variante-nuova accezione è sempre posposto a tutti gli altri significati, compreso nella stringa  [+var. …].

Ciascun paragrafo dell’elenco dei significati si apre con una definizione. La stringa della definizione contiene:


Riepilogando:

0.0.0 [Marca d’uso.] Marca grammaticale. [Commento metalinguistico:] D/definizione (commento metalinguistico) (marca semantica). || Notazione.

 

5.2 Il trattamento degli esempi

L'esemplificazione che accompagna le definizioni mira a essere esaustiva.

Di fronte a esemplificazione ampia, di norma ci si limita a fornire, per ciascun significato, un massimo di due esempi per cantica, scelti fra quelli ritenuti più significativi.

Laddove un esempio presenti una variante alternativa al lemma in entrata (segnalata nell’apposita sezione Varianti del pannello), essa è registrata dopo il separatore || (insieme alle relative fonti) e introdotta dall’abbreviazione Var.

Laddove un esempio sia legato a un significato individuato da una variante-nuova accezione, questa viene registrata in grassetto dopo il separatore || (insieme alle relative fonti). All’interno dell’esempio la corrispondente lezione accolta a testo dall’edizione di riferimento è registrata in corsivo.

5.3 L’analisi semantica delle occorrenze e la prassi definitoria

La definizione vera e propria è ricavata dall’interpretazione degli esempi, ma è di tipo lessicale e non contestuale. La discriminazione di ciascun significato si basa sul principio, pienamente accreditato in sede lessicografica, per cui un significato è analizzabile scomponendolo in unità più piccole, individuabili sulla base del confronto con altri elementi lessicali con cui il lessema intrattiene una relazione di significato.

La prassi definitoria consiste nella formulazione di una perifrasi che esprime il significato per genere prossimo e differenze specifiche (mediante l’utilizzo di uno o più iperonimi e l’esplicitazione, secondo la necessità dettata dal singolo caso, di uno o più tratti semantici distintivi). Si cerca invece di evitare sia una ritraduzione in italiano moderno sotto forma di una o più glosse sinonimiche sia una definizione più ampia e dettagliata di tipo enciclopedico.

È possibile utilizzare alcune formulazioni di tipo metalinguistico. Se queste incidono sulla semantica del lessema e dunque sulla sua definizione, la precedono (fra parentesi quadre); se hanno solo un valore di ulteriore specificazione rispetto alla definizione espressa, la seguono (fra parentesi tonde).

È possibile utilizzare alcune marche semantiche per segnalare un traslato semantico (fig., estens.) o un uso retorico (in contesto fig., metaf., meton., sinedd.).


5.4 Locuzioni e fraseologia

Si registrano le polirematiche, tenendo conto del differente grado di ‘compattezza’ lessicale e semantica propria di tali composizioni, maggiore nel caso di locuzioni (ad es. ad imo) e fraseologie (ad es. pagare il fio), minore nel caso di espressioni notevoli (ad es. farsi il solecchio). Ogni polirematica individuata – registrata in corsivo e generalmente provvista di una definizione – è collocata all’interno della struttura semantica delle voci cui rimandano i singoli componenti. Eventuali commenti e specificazioni trovano luogo nella Nota della voce relativa all’elemento che costituisce la parte tematica dell’espressione, secondo il seguente schema: sotto la voce del primo sostantivo; altrimenti sotto quella del primo aggettivo; altrimenti sotto quella del primo verbo; altrimenti sotto quella del primo avverbio.

La registrazione delle polirematiche rispetta per quanto possibile la veste formale del testo dantesco; se opportuno, è comunque consentito il ricorso a formule standardizzate (ad es. l’espressione ti torrà questa e ciascun' altra brama è riportata alla formula togliere (la) brama a qno).

L’insieme delle polirematiche è consultabile in una sezione del sito del VD (Locuzioni e fraseologia), dove ognuna di esse rimanda alla voce tematica di riferimento con uno specifico collegamento.

Le espressioni di cui si individui un valore proverbiale sono trattate a parte (vedi § 5.5).

Quanto alle espressioni aventi rilievo per la storia dell’italiano (ad es. far tremare le vene e i polsi), esse trovano registrazione e commento unicamente nella Nota della voce.


5.5 Proverbi

Si registrano anche i proverbi, intesi come espressioni idiomatiche dalla natura composita dotate di un valore metaforico. Essi sono individuati in base al confronto con la documentazione testuale, integrato, dove possibile, dal ricorso alla bibliografia specifica. I proverbi sono registrati all’interno delle schede dei principali lessemi che fanno parte dell’espressione, dove sono identificati da una marca d’uso ([Prov.] o espressione prov.).




Bibliografia


Dante, Opere = Le Opere di Dante, Testi critici a cura di F. Brambilla Ageno, G. Contini, D. De Robertis, G. Gorni, F. Mazzoni, R. Migliorini Fissi, P.V. Mengaldo, G. Petrocchi, E. Pistelli, P. Shaw, riveduti da Domenico De Robertis e Giancarlo Breschi, con il CD-rom delle Concordanze e del Rimario, Firenze, Polistampa, 2012.


Ed. Crusca = La Divina Commedia di Dante Alighieri, Nobile Fiorentino, ridotta a miglior lezione dagli Accademici della Crusca, Firenze, Per Domenico Manzani, 1595.


Lanza = Dante Alighieri, La Commedìa, Nuovo testo critico secondo i più antichi manoscritti fiorentini, a cura di Antonio Lanza, Anzio, De Rubeis, 1996.


Nencioni, Filologia e lessicografia = Giovanni Nencioni, Filologia e lessicografia a proposito della «variante», in Studi e problemi di critica testuale. Atti del Convegno di studi di filologia italiana nel Centenario della Commissione per i Testi di Lingua (Bologna, 7-9 aprile 1960), Bologna, Commissione per i Testi di Lingua, 1961, pp. 183-192; quindi in Id., Di scritto e di parlato. Discorsi linguistici, Bologna, Zanichelli, 1983, pp. 57-66.


Sanguineti = Dantis Alagherii Comedia, edizione critica per cura di Federico Sanguineti, Tavarnuzze (Firenze), SISMEL - Edizioni del Galluzzo, 2001.


Tonello-Trovato, Nuove prospettive = Nuove prospettive sulla tradizione della «Commedia». Seconda serie (2008-2013), a cura di Elisabetta Tonello, Paolo Trovato, Padova, libreriauniversitaria.it, 2013.


Trovato, Nuove prospettive = Nuove prospettive sulla tradizione della «Commedia». Una guida filologico-linguistica al poema dantesco, a cura di Paolo Trovato, Firenze, Franco Cesati Editore, 2007, pp. 387-409.



Sitografia


Corpus OVI = Corpus OVI dell’italiano antico, Istituto Opera del vocabolario italiano, diretto da Pär Larson ed Elena Artale, consultabile all’indirizzo http://gattoweb.ovi.cnr.it/.


Crusca in rete = Lessicografia della Crusca in rete, banca dati interrogabile delle cinque impressioni del Vocabolario degli Accademici della Crusca a cura di Massimo Fanfani e Marco Biffi, consultabile all'indirizzo http://lessicografia.it.


DanteSearch = Corpus completo delle opere volgari e latine di Dante con marcatura morfologica e sintattica, consultabile all'indirizzo http://www.per­unaenciclopedia­dantescadigita­le.eu:8080/­dante-search/.


DiVo = Corpus del Dizionario dei Volgarizzamenti, Istituto Opera del vocabolario italiano, diretto da Cosimo Burgassi, Diego Dotto, Elisa Guadagnini, Giulio Vaccaro, consultabile all’indirizzo http://divoweb.ovi.cnr.it/.


ED = Enciclopedia Dantesca, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1970-1978, 6 voll., consultabile in versione digitale all'indirizzo www.treccani.it.


LirIO = Corpus della poesia Lirica italiana delle Origini dagli inizi al 1400, a cura di Lino Leonardi e di Alessio Decaria, Pär Larson, Giuseppe Marrani, Paolo Squillacioti, consultabile all'indirizzo http://lirioweb.ovi.cnr.it/.


TLIO = Tesoro della Lingua Italiana delle Origini, in elaborazione presso l’Istituto Opera del Voca­bolario Italiano e consultabile all’indirizzo http://tlio.ovi.cnr.it/TLIO/.