Dal lat.
clericus 'ecclesiastico' (vd. LEI s.v.
clericus, 15, 23.8). Il sost., forma sincopata di
chierico, assai diffusa nell'it. antico (vd. TLIO s.v.
chierico), nella
Commedia indica 'nella gerarchia ecclesiastica, chi ha ricevuto almeno gli ordini minori ed è stato tonsurato'. A
Inf. 7.38 e 7.46 - in connessione, anche fonica, con
chercuto (vd.) del v. 39 - il termine mette in risalto il tratto distintivo degli ecclesiastici, «che non han coperchio / piloso al capo» (vv. 46-47). Il sost. ricorre con tale signif. anche a
Inf. 15.106, passo in cui Brunetto Latini descrive la schiera dei sodomiti, che è composta da «
cherci / e litterati grandi, cioè religiosi e intellettuali legati all'insegnamento [...], indotti più facilmente di altri a pratiche omosessuali, o più probabilmente pederastiche» (Bellomo,
Introduzione al canto XV, p. 236). Pur essendo espresso dal sost.
litterato (vd.) del verso seg.,
cherco potrebbe avere il senso di 'uomo di lettere, dotto', ravvisabile anche nell'occ. di
Conv. 4.10.6; tale signif. è diffuso in fr. antico, lingua a cui rimandano alcuni antichi commentatori (per es.,
Iacomo della Lana,
ad l.: «çoè che fonno tutti litterati, che in lengua francesca i sono appelladi cherici»; vd. anche ED s.v.
cherico). A
Inf. 18.117, infine, il sost. è accostato in dittol. antonimica a
laico (vd.). Nell’it. moderno la voce, fissatasi nella forma
chierico, è indicata dal GRADIT come di uso comune sia per 'membro del clero, ecclesiastico' sia nell’accezione estens. di 'giovane che studia per diventare sacerdote' (vd. GRADIT s.v.
chierico).
Autore: Valentina Iosco.
Data redazione: 27.01.2026.
Data ultima revisione: 07.05.2026.