Vocabolario Dantesco
laico s.m.
Commedia 1 (1 Inf.).
Commedia laico Inf. 18.117.
Dal lat. laicus (DELI 2 s.v. laico). Ampiamente att. nell'it. antico come agg. e sost., anche col signif. estens. di 'poco colto, che non conosce il latino' (cfr. TLIO s.v. laico). A seconda che si legga parea con o senza dieresi d'eccezione (vd. Menichetti, Metrica, p. 249: «la Commedia ha una dozzina di casi di -ëa [all'interno del verso], desinenza normalmente monosillabica dell'imperfetto; il fatto non sorprende data la contiguità, talora la concorrenza testuale, di -eva»), il sost. può avere scansione bisillabica o trisillabica, quest'ultima possibilità confermata dalla presenza della var. ladico (dal lat. ladicus, con epentesi) in alcuni mss. (vd. ancora Menichetti, Metrica, p. 299: «parea... laïco sarebbe tutt'altro che inaudito nonostante gli accenti meno ovvi di 4a 7a e 10a»). È accostato in dittol. antinomica a cherco (cfr. cherco): Dante non riesce a determinare a quale delle due categorie appartenga il peccatore perché lo sterco ne copre il capo, impedendo di vedere se porti o no la tonsura ecclesiastica. Tale peccatore sarà immediatamente riconosciuto nel secolare Alessio Interminelli da Lucca, già incontrato in vita «coi capelli asciutti» (v. 121).
Autore: Simona Biancalana.
Data redazione: 13.09.2023.
Data ultima revisione: 25.03.2024.
1 Chi non appartiene al clero.
[1] Inf. 18.117: E mentre ch'io là giù con l'occhio cerco, / vidi un col capo sì di merda lordo, / che non parëa s' era laico o cherco.