Vocabolario Dantesco
delirare v.
Commedia 1 (1 Inf.).
Commedia delira Inf. 11.76 (:).
Latinismo semantico da delirare (DELI 2 s.v., cfr. lat. lira 'solco'), verbo presente in Uguccione da Pisa (cfr. Cecchini, Uguccione, L 84, 7 «deliro -as, desulcare, a sulco deviare, exorbitare, sicut boves discordantes faciunt, unde et sepe ponitur pro discordare»; vd. anche Giola, La lessicografia mediolatina, p. 201), ma già att. con l'accezione 'de recto decedere' nel lat. classico: cfr. TLL s.v. deliro 5,1, 465.70. Il verbo si riscontra prima di Dante in Petri Morovelli (ed. Contini), ma si tratta di lezione insicura. Contini, sulla base del ms. Vat. Lat. 3793 della Biblioteca Apostolica Vaticana, pubblica c’aisì delira (in modo dubitativo e senza fornire parafrasi adeguata); il testo in PSs III 38 1, sulla base del ms. Banco Rari 217 (già Palatino 418) della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, reca traisi dell’ira ‘si trae dall’ira’. Delirare appare in Boccaccio, Esposizioni, che spiega il signif. etimologico del cultismo dantesco: «'uscire del solco', e perciò, metaphorice parlando, in ciascuna cosa uscendo della dirittura e della ragione, si può dire e dicesi 'delirare'» (cfr. TLIO s.v.). Allo stesso modo Francesco da Buti «esce del solco; cioè si svia»; più generici, invece, i commenti di Maramauro, Exp. Inf.: «se parte» e Benvenuto da Imola: «idest discrepat et deviat», ad l. Il latinismo delirare indica, nella risposta di Virgilio, il deviare dalla retta via, ossia dal tracciato lineare solitamente percorso, in cui si riconosce specif. il pensiero scolastico della dottrina aristotelica, e non è da intendersi come un semplice allontanarsi dal retto ragionare (cfr. per riscontri Pagliaro, Ulisse, p. 616). Come si desume dal Corpus CLaVo, il lat. delirare è reso dai volgarizzatori del Trecento solo col traducente di signif. più ampio impazzare o per mezzo di perifrasi: cfr. per es. in Sen. Ep. 1-15 «iste delirat» tradotto con «questo uomo è fuori del senno». Tra le opere latine, deliro occorre, con lo stesso senso fig. di 'vaneggiare', ben att. nel lat. classico e nel mediolatino (TLL s.v. deliro 5,1, 465.80; per i riscontri mediolatini vd. Viel, «Quella materia ond'io son fatto scriba», p. 239), in Ep. 6.12 nella forma del part. pres.: «delirantis Hesperiae domitorem» 'il domatore della delirante Esperia'.
Autore: Francesca De Cianni.
Data redazione: 18.11.2020.
Data ultima revisione: 19.03.2021.
1 Discostarsi dal modo corretto (di ragionare) (fig.).
[1] Inf. 11.76: Ed elli a me «Perché tanto delira», / disse, «lo 'ngegno tuo da quel che sòle?».