Vocabolario Dantesco
omore s.m.
Commedia 3 (2 Inf., 1 Purg.).
Altre opere3 (1 Conv., 2 Rime).
Commedia omor Inf. 30.53, 30.126, Purg. 25.78.
Altre opere omor Rime 99.2; omor' Rime 87.10; omori Conv. 1.1.12.
Vocabolari: Crusca in rete, ED.
Latinismo da hŭmor. Col signif. di 'sostanza liquida', 'fluido (che scaturisce dalla pianta della vite)', ricorre a Purg. 25.78. In entrambe le occ. dell'Inferno, invece, omore ha un signif. più specifico e indica, coerentemente con la cultura medica dell’epoca, l'umore flegmatico. A Inf. 30.53 «l’omor che mal converte» è l'umore che non riesce a convertirsi (vd.) in buona sostanza nel malato di idropisia: secondo la tradizione galenica, infatti, l’idropesì (vd.) «insorge per la compromissione di una o più delle quattro facoltà naturali, attrattiva, alterativa, ritentiva ed espulsiva, che regolano la generazione degli umori dal nutrimento proveniente dallo stomaco e dagli intestini. Si determina, quindi, accumulo di flegma o per eccessiva produzione nel fegato al momento della seconda digestione o per ridotta eliminazione renale o per carente conversione nelle membra flegmatiche del corpo umano durante la terza e quarta digestione» (Bartoli, L'idropisia, p. 18). Ancora a Inf. 30.126 l’omor che «rinfarcia» il «monetier» (l'«acqua marcia» che riempie il ventre (vd.) di maestro Adamo al v. 122) è sintomo della malattia.
Autore: Chiara Murru.
Data redazione: 17.01.2020.
Data ultima revisione: 19.03.2021.
1 Sostanza liquida.
[1] Purg. 25.78: E perché meno ammiri la parola, / guarda il calor del sol che si fa vino, / giunto a l'omor che de la vite cola.
2 [Med.] [Secondo la teoria ippocratica:] uno dei fluidi che costituiscono la complessione umana (rif. negli ess., in senso assoluto, all’umore flegmatico).
[1] Inf. 30.53: La grave idropesì, che sì dispaia / le membra con l'omor che mal converte, / che 'l viso non risponde a la ventraia, / faceva lui tener le labbra aperte / come l'etico fa, che per la sete / l'un verso 'l mento e l'altro in su rinverte. 
[2] Inf. 30.126: Così si squarcia / la bocca tua per tuo mal come suole; / ché, s'i' ho sete e omor mi rinfarcia, / tu hai l'arsura e 'l capo che ti duole, / e per leccar lo specchio di Narcisso, / non vorresti a 'nvitar molte parole».