Dal
lat. absconsus, part. pass. di
abscondere (LEI s.v.
abscondere, 1, 163.20), in luogo del regolare
absconditus. In volg. la forma part. è att. con valore di agg. fin dal sec. XIII pi.di. (cfr. TLIO s.v.
ascoso), accanto ai più rari
asconto o
ascondito (cfr. TLIO s.v.
ascondito) e
ascosto (cfr. TLIO s.v.
ascosto). Dante impiega solo il primo tipo, prob. per ragioni di rima: esso si trova cinque volte nella
Commedia, sempre a fine verso.
Ascoso ha pressoché gli stessi signif. di
nascoso (vd.), a partire da quello fondamentale di 'messo via', 'occultato', propr. rif. a cose o persone. Con questo signif. compare a
Inf. 26.27, rif. alla parte del sole rivolta verso la Terra, che nella stagione estiva è 'celata alla vista' per meno tempo rispetto che in inverno (da confrontare con l'uso spec. di
ascondere per 'tramontare' a
Par. 22.115, rilevato s.v.
ascondere, §
1.1.1). A
Par. 24.72 il signif. è prossimo al valore referenziale di 'sottratto alla vista', ma il contesto è fig.: ciò che è 'invisibile' dalla Terra non è un oggetto concreto ma astratto, cioè la realtà divina, che è 'inaccessibile' allo sguardo dei mortali. Costituisce un caso partic. l'occ. di
Inf. 34.133, in cui l'agg. ha signif. duplice:
ascoso è rif. al cammino di risalita dall'inferno, che, essendo sotterraneo, da un lato è 'nascosto, recondito' nelle viscere della Terra (e metaf. nel segreto dell'animo, come osserva Chiavacci Leonardi,
ad l.) e dall'altro è 'oscuro', 'buio' (cfr. la glossa
Francesco da Buti,
Inf., ad l.: «ascoso; cioè occulto per le tenebre che vi sono»); a suggerire questa seconda sfumatura di signif. concorre l'accostamento chiastico di
cammino nascoso a
chiaro mondo nel v. successivo. Si passa in modo più evidente al piano fig. a
Par. 17.141, dove il senso dell'agg. è spiegato dalla dittologia pressoché sinonimica con
incognito (vd.), ripresa da
Iacomo della Lana,
Par. («Or è bisogno che tale bene sia cognosciuto, imperquello che s'ello fosse incognito e ascoso, ello non potrebbe essere amato» c. 26, proemio, pag. 2421.13). Infine, nell'occ. di
Par. 20.90 si coglie di nuovo il richiamo alla sfera semantica della vista (cfr. «non vedi come» al v. 89, «veder non può» al v. 93), ma qui il senso è del tutto fig. e si riferisce all'impossibilità di una piena comprensione intellettuale. Per le var. riconducibili al tipo
nascoso (vd.), vd.
ascondere,
Nota.
Autore: Irene Angelini.
Data redazione: 10.12.2024.
Data ultima revisione: 29.11.2025.