ascoso agg.
Frequenza:
| Commedia |
5 (2 Inf., 3 Par.). |
| Altre opere | 7 (5 Conv., 2 Rime).
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Lista forme e index locorum:
| Commedia |
ascosa Inf. 26.27 (:), Par. 17.141 (:); ascose Par. 20.90 (:), 24.72 (:); ascoso Inf. 34.133 (:). |
| Altre opere |
ascosa Conv. 2.14.16, Rime 4.122 (:), 13.24 (:); ascoso Conv. 2.14.1, 2.14.1, 3.1.3, 4.28.10.
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Nota:Dal
lat. absconsus, part. pass. di
abscondere (LEI s.v.
abscondere, 1, 163.20), in luogo del regolare
absconditus. In volg. la forma part. è att. con valore di agg. fin dal sec. XIII pi.di. (cfr. TLIO s.v.
ascoso), accanto ai più rari
asconto o
ascondito (cfr. TLIO s.v.
ascondito) e
ascosto (cfr. TLIO s.v.
ascosto). Dante impiega solo il primo tipo, prob. per ragioni di rima: esso si trova cinque volte nella
Commedia, sempre a fine verso.
Ascoso ha pressoché gli stessi signif. di
nascoso (vd.), a partire da quello fondamentale di 'messo via', 'occultato', propr. rif. a cose o persone. Con questo signif. compare a
Inf. 26.27, rif. alla parte del sole rivolta verso la Terra, che nella stagione estiva è 'celata alla vista' per meno tempo rispetto che in inverno (da confrontare con l'uso spec. di
ascondere per 'tramontare' a
Par. 22.115, rilevato s.v.
ascondere, §
1.1.1). A
Par. 24.72 il signif. è prossimo al valore referenziale di 'sottratto alla vista', ma il contesto è fig.: ciò che è 'invisibile' dalla Terra non è un oggetto concreto ma astratto, cioè la realtà divina, che è 'inaccessibile' allo sguardo dei mortali. Costituisce un caso partic. l'occ. di
Inf. 34.133, in cui l'agg. ha signif. duplice:
ascoso è rif. al cammino di risalita dall'inferno, che, essendo sotterraneo, da un lato è 'nascosto, recondito' nelle viscere della Terra (e metaf. nel segreto dell'animo, come osserva Chiavacci Leonardi,
ad l.) e dall'altro è 'oscuro', 'buio' (cfr. la glossa
Francesco da Buti,
Inf., ad l.: «ascoso; cioè occulto per le tenebre che vi sono»); a suggerire questa seconda sfumatura di signif. concorre l'accostamento chiastico di
cammino nascoso a
chiaro mondo nel v. successivo. Si passa in modo più evidente al piano fig. a
Par. 17.141, dove il senso dell'agg. è spiegato dalla dittologia pressoché sinonimica con
incognito (vd.), ripresa da
Iacomo della Lana,
Par. («Or è bisogno che tale bene sia cognosciuto, imperquello che s'ello fosse incognito e ascoso, ello non potrebbe essere amato» c. 26, proemio, pag. 2421.13). Infine, nell'occ. di
Par. 20.90 si coglie di nuovo il richiamo alla sfera semantica della vista (cfr. «non vedi come» al v. 89, «veder non può» al v. 93), ma qui il senso è del tutto fig. e si riferisce all'impossibilità di una piena comprensione intellettuale. Per le var. riconducibili al tipo
nascoso (vd.), vd.
ascondere,
Nota.
1 Sottratto alla vista.
[1] Inf. 26.27: Quante 'l villan ch'al poggio si riposa, / nel tempo che colui che 'l mondo schiara / la faccia sua a noi tien meno ascosa, / come la mosca cede a la zanzara, / vede lucciole giù per la vallea, / forse colà dov' e' vendemmia e ara...
[2] Par. 24.72: E io appresso: «Le profonde cose / che mi largiscon qui la lor parvenza, / a li occhi di là giù son sì ascose, / che l'esser loro v'è in sola credenza, / sopra la qual si fonda l'alta spene; / e però di sustanza prende intenza.
1.1 Recondito (nel profondo della Terra).
Estens. Oscuro, buio.
[1] Inf. 34.133: Lo duca e io per quel cammino ascoso / intrammo a ritornar nel chiaro mondo...
1.2 Sottratto alla conoscenza altrui (
fig.); sconosciuto o difficile a conoscersi (
estens.).
[1] Par. 17.141: Però ti son mostrate in queste rote, / nel monte e ne la valle dolorosa / pur l'anime che son di fama note, / che l'animo di quel ch'ode, non posa / né ferma fede per essempro ch'aia / la sua radice incognita e ascosa, / né per altro argomento che non paia».
1.3 Di significato oscuro, incomprensibile (
fig.).
[1] Par. 20.90: «Io veggio che tu credi queste cose / perch' io le dico, ma non vedi come; / sì che, se son credute, sono ascose.
Autore: Irene Angelini 10.12.2024 (ultima revisione: 29.11.2025).