Latinismo dal lat.
scriba 'scrivano', derivato di
scribere 'scrivere' (cfr. Nocentini s.v.); in partic., nel lat. eccles., 'copista, interprete e insegnante della Legge Giudaica e delle Sacre Scritture' (cfr. DMLBS s.v.
scriba 1; Forcellini s.v.
scriba 6): con tale signif., il vocabolo è att. per la prima volta nelle
laudi di
Jacopone da Todi (cfr.
Corpus OVI). Dante utilizza
scriba a
Par. 10.27, in rima con
ciba, negli estatici versi sulla contemplazione del Creato. Il sost. è in relaz. con
scriba lat. usato nella
Monarchia (
«scriba Cristi Lucas» (II VIII 14), e «quanquam scribae divini eloquii multi sint, unicus tamen dictator est Deus, qui beneplacitum suum nobis per multorum calamos explicare dignatus est» (III IV 11)). Nel trattato politico, quindi, il sost. indica 'chi scrive ciò che è ispirato da Dio', poiché come
scribi possono essere definiti segnatamente Luca e tutti coloro che hanno redatto il Nuovo Testamento. Analogamente, Dante, «mediatore fra il
dictator e il materiale scrittorio» (cfr. Mazzoni,
Chiose inedite, p. 269), si definisce
scriba in quanto trascrittore di un dettato divino, che consiste nella
materia (vd.) - ossia il 'tema di uno scritto' (cfr. GDLI s.v.
materia 10) - del suo stesso poema (cfr. Sarolli,
Dante "scriba Dei", pp. 385-422, 513-544, 641-671, ed
ED s.v.). L'argomento, alto e importante, del viaggio nel Paradiso, di cui Dante è umile relatore per volere di Dio, viene offerto come nutrimento, attraverso lo scritto, al lettore: costui può così indugiare ad alimentare la sua riflessione, mentre l'autore deve proseguire nella narrazione di ciò che sta vedendo (cfr. Chiavacci Leonardi
ad l.). Rispetto a
scrittore (vd.), att. un'unica volta nella
Commedia nel signif. di 'chi scrive un testo sacro', sembra che Dante preferisca la forma più eletta e rara di
scriba per riferirsi a sé stesso come autore del Sacro Poema. Tra gli antichi commentatori, la connotazione mistica del sost. è colta da Benvenuto da Imola: «scriptor, non doctor, idest, materia status animarum poetice, quam assumpsi describendam»;
Francesco da Buti, invece, chiosa il termine generic. come "scrittore". Nei volgarizzamenti trecenteschi di Tito Livio e Valerio Massimo (cfr.
Corpus ClaVo), fatta eccezione per
Filippo da Santa Croce, che restituisce
scriba in Liv. II.12.7 come 'siniscalco', il sost. viene perlopiù tradotto con 'scrivano'.
Autore: Francesca Carnazzi.
Data redazione: 13.12.2023.
Data ultima revisione: 23.01.2026.