Vocabolario Dantesco

Accademia della Crusca - CNR Opera del Vocabolario Italiano

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scriba s.m.
Frequenza:
Commedia 1 (1 Par.).
Lista forme e index locorum:
Commedia scriba Par. 10.27 (:).
Corrispondenze: Testi italiani antichi:
Corpus OVI,
DiVo,
LirIO,
Prosa fior. sec. XIII,
Petrarca e Boccaccio.
Vocabolari: Crusca in rete, ED.
Nota:Latinismo dal lat. scriba 'scrivano', derivato di scribere 'scrivere' (cfr. Nocentini s.v.); in partic., nel lat. eccles., 'copista, interprete e insegnante della Legge Giudaica e delle Sacre Scritture' (cfr. DMLBS s.v. scriba 1; Forcellini s.v. scriba 6): con tale signif., il vocabolo è att. per la prima volta nelle laudi di Jacopone da Todi (cfr. Corpus OVI). Dante utilizza scriba a Par. 10.27, in rima con ciba, negli estatici versi sulla contemplazione del Creato. Il sost. è in relaz. con scriba lat. usato nella Monarchia («scriba Cristi Lucas» (II VIII 14), e «quanquam scribae divini eloquii multi sint, unicus tamen dictator est Deus, qui beneplacitum suum nobis per multorum calamos explicare dignatus est» (III IV 11)). Nel trattato politico, quindi, il sost. indica 'chi scrive ciò che è ispirato da Dio', poiché come scribi possono essere definiti segnatamente Luca e tutti coloro che hanno redatto il Nuovo Testamento. Analogamente, Dante, «mediatore fra il dictator e il materiale scrittorio» (cfr. Mazzoni, Chiose inedite, p. 269), si definisce scriba in quanto trascrittore di un dettato divino, che consiste nella materia (vd.) - ossia il 'tema di uno scritto' (cfr. GDLI s.v. materia 10) - del suo stesso poema (cfr. Sarolli, Dante "scriba Dei", pp. 385-422, 513-544, 641-671, ed ED s.v.). L'argomento, alto e importante, del viaggio nel Paradiso, di cui Dante è umile relatore per volere di Dio, viene offerto come nutrimento, attraverso lo scritto, al lettore: costui può così indugiare ad alimentare la sua riflessione, mentre l'autore deve proseguire nella narrazione di ciò che sta vedendo (cfr. Chiavacci Leonardi ad l.). Rispetto a scrittore (vd.), att. un'unica volta nella Commedia nel signif. di 'chi scrive un testo sacro', sembra che Dante preferisca la forma più eletta e rara di scriba per riferirsi a sé stesso come autore del Sacro Poema. Tra gli antichi commentatori, la connotazione mistica del sost. è colta da Benvenuto da Imola: «scriptor, non doctor, idest, materia status animarum poetice, quam assumpsi describendam»; Francesco da Buti, invece, chiosa il termine generic. come "scrittore". Nei volgarizzamenti trecenteschi di Tito Livio e Valerio Massimo (cfr. Corpus ClaVo), fatta eccezione per Filippo da Santa Croce, che restituisce scriba in Liv. II.12.7 come 'siniscalco', il sost. viene perlopiù tradotto con 'scrivano'.
1 Chi scrive ciò che è ispirato da Dio (rif. a Dante stesso).
[1] Par. 10.27: ché a sé torce tutta la mia cura / quella materia ond' io son fatto scriba.


Autore: Francesca Carnazzi 13.12.2023 (ultima revisione: 23.01.2026).