Vocabolario Dantesco
putto agg.
Commedia 2 (1 Inf., 1 Purg.).
Commedia putta Purg. 11.114 (:); putti Inf. 13.65 (:).
Dal lat. putidus 'puzzolente', 'ripugnante' e già con connotazione morale 'marcio' (cfr. per il lat. classico e mediev. TLL s.v. putidus, 10, 2.2757-2758; OLD s.v., § 2, e DMLBS s.v.), tramite il fr. antico put 'cattivo, vile', da cui anche il femm. fr. pute 'dissoluta' (DEI s.v. putto 2; DELI 2 s.v. puttana; FEW s.v. putidus, 9, 632ab). Nell'it. antico, l'agg. putto risulta doc. prima di Dante nel sec. XIII in Rainaldo e Lesengr. (sia nella versione del ms. di Udine sia in quella del ms. di Oxford; cfr. TLIO s.v. putto 2; Corpus OVI), mentre il sost. femm. puta (plur. pute) 'prostituta' è att. precocemente nell'Iscr. San Clemente, di fine sec. XI o degli inizi del sec. seguente (cfr. TLIO s.v. putta 2). L'identificazione tra putida e meretrice è inoltre registrata da Uguccione da Pisa: «putidus -a -um, idest fetidus [...] hec putida -e, meretrix, quia puteat» (Cecchini, Uguccione, P 126, 2-3). Nel poema l'agg. putto ricorre due volte in rima e in senso trasl. a denotare qsa di turpe e privo di integrità morale. A Inf. 13.65 qualifica, nella personificazione dell'invidia in meretrice (vd.), gli occhi «malvagi e disleali» (Boccaccio, ad l.), fissi sulla corte imperiale di Federico II. Alcuni commentatori antichi sottolineano il tratto semantico dell''avidità' e della 'rapacità': Ottimo «vaghi delli illiciti guadagni»; Benvenuto da Imola «idest vagos, invigilantes ad acquirendum avare alienum»; Francesco da Buti spiega «come la meretrice guarda l'uomo con li occhi putti per sottraere così lo invidioso ragguarda il bene altrui per sottrarne»; interpretazione ripresa, tra i moderni, da Chiavacci Leonardi e da Bellomo («'da puttana', cioè seduttivo e avido»). A Purg. 11.114 l'agg., sintatticamente opposto a superba del v. 113, è rif. alla «rabbia fiorentina», in quanto 'abietta' («vile» Daniello, ad l.). Parte dell'esegesi intende metaf. la forma come sost. putta (Landino, Chiavacci Leonardi, Bellomo-Carrai), sulla scorta della chiosa di Buti: «ogni cosa [scil. i fiorentini] fanno per denari, come la meritrice che vende sé per sosso guadagno». Inglese (ed. comm.), che pure considera putta sost. «sgualdrina», lo attribuisce a Siena (v. 111) perché «governata da guelfi, subalterni a Firenze». È sost. l'occ. di Fiore 32.12 («Tal è putta e tal si farda»), gallicismo dal fr. antico pute (cfr. Viel, I gallicismi, p. 154; ED s.v. putta).
 
Autore: Francesca De Cianni.
Data redazione: 30.04.2021.
Data ultima revisione: 31.07.2023.
1 Moralmente corrotto (fig.).
[1] Inf. 13.65: La meretrice che mai da l'ospizio / di Cesare non torse li occhi putti, / morte comune e de le corti vizio, / infiammò contra me li animi tutti...
[2] Purg. 11.114: e ora a pena in Siena sen pispiglia, / ond' era sire quando fu distrutta / la rabbia fiorentina, che superba / fu a quel tempo sì com' ora è putta