Vocabolario Dantesco
predicare v.
Commedia 3 (3 Par.).
Altre opere8 (8 Conv.).
7 (7 Fiore).
Commedia predicare Par. 29.116; predicate Par. 29.110; predicò Par. 11.102.
Altre opere predica Conv. 2.5.5, 3.2.17, 3.2.17, 3.2.17; predicare Conv. 3.2.18; predicata Conv. 3.2.18, 4.16.5; predicato Conv. 4.5.20.
predicando Fiore 93.1 (:), 106.1; predicar Fiore 103.7, 104.12; predicare Fiore 211.5 (:); predicaro Fiore 112.6 (:); predicava Fiore 112.10.
Latinismo da praedicare, composto di prae- 'prima' e dicare 'annunciare' (DELI 2 s.v. predicare; vd. anche Cecchini, Uguccione, D 52, 16: «predico -cas, idest admonere vel adnuntiare), tramite il lat. crist. (TLL s.v. praedĭco, 10, 2.554.51), si riscontra in testi patristici e scolastici, in partic. in Tommaso d'Aquino (per cui cfr. Tommaso, Lexicon s.v. praedico). Il verbo è precocemente (metà del sec. XIII) att. in it. antico con diversi signif. (cfr. TLIO s.v.). Nelle tre occ. del poema, predicare è adoperato in senso relig.: in Par. 11.102 indica l'azione di promulgazione cristiana condotta da san Francesco in Egitto. Con lo stesso valore, il verbo si trova a Par. 29.110 nella rielaborazione della raccomandazione biblica di Cristo agli apostoli «euntes in mundum universum, praedicate evangelium omni creaturae» (Mc. 16,15), cui Beatrice ricorre entro la polemica contro i cattivi predicatori. L'uso di predicare è assol. in Par. 29.116, dove è rif., in contrasto alla predicazione degli apostoli, a quella dei frati tardo medievali, responsabili di aver «sostituito all'ispirazione divina delle loro parole un'ansia tutta mondana per gli aspetti più scenici della propria performance oratoria» e «una retorica ilare piuttosto che salutifera» (Maldina, Un sistema di corrispondenze, pp. 134 e 141). Tra i commentatori antichi, Francesco da Buti (Par. 29.116) fornisce una spiegazione etimologica: «a dire inanzi e publicare lo regno d'Iddio». Nelle altre opere dantesche il verbo assume varie sfumature di signif. che rientrano nell'uso volg. (cfr. TLIO s.v.): 'tenere sermoni' (Fiore 103.7, 112.6); 'sostenere principi morali, esortando a seguirli' (Fiore 104.12, 106.1); 'ammonire' (Fiore 93.1, 112.10, 211.5); 'dire pubblicamente' (Conv. 4.5.20); le restanti att. del Convivio hanno il valore marcatamente filos. di 'affermare un predicato di un soggetto', come suggerito da Uguccione: «unde et modo sumptum est hoc vocabulum in logicam, ut cum dicitur 'ego predico genus de specie', 'species predicatur de suo individuo', idest enuntiatur vel inheret» (Cecchini, Uguccione, D 52, 16).
Autore: Francesca De Cianni.
Data redazione: 26.04.2021.
Data ultima revisione: 19.12.2021.
1 [Relig.] Annunciare o esporre verbalmente la dottrina cristiana.
[1] Par. 11.102: E poi che, per la sete del martiro, / ne la presenza del Soldan superba / predicò Cristo e li altri che 'l seguiro...
[2] Par. 29.110: Non disse Cristo al suo primo convento: / 'Andate, e predicate al mondo ciance'; / ma diede lor verace fondamento; / e quel tanto sonò ne le sue guance, / sì ch'a pugnar per accender la fede / de l'Evangelio fero scudo e lance. 
1.1 Assol. Tenere una predica (con rif. a un religioso che parli dal pulpito).
[1] Par. 29.116: Ora si va con motti e con iscede / a predicare, e pur che ben si rida, / gonfia il cappuccio e più non si richiede.