Vocabolario Dantesco
intuare v.
Commedia 1 (1 Par.).
Commedia intuassi Par. 9.81.
Att. solo nella Commedia e nei commentatori. Il parasintetico dal possessivo tuo è neoformazione dantesca. L'utilizzo del vocabolo è possibile esclusivamente in rif. alla persona alla quale si sta parlando; nello stesso verso è attestato il simmetrico inmiare (vd.). Nel medesimo canto si registra (v. 73) inluiare (vd.) e altrove (Par. 12.127) inleiare (vd.), diversi per formazione (non dal pron. possessivo ma dal pron. personale) e in parte anche per l'aspetto semantico. Per l'interpretazione del signif. del neologismo è necessario un riferimento alla teoria dantesca della conoscenza – com'è noto, eclettica ma sostanzialmente dipendente dalla gnoseologia aristotelica così come è stata diversamente declinata dalla filosofia medievale (cfr. ED s.vv. intelletto e intelletto possibile, Ureni, Parasinteti, Nardi, Dal «Convivio» alla «Commedia» e Id.La conoscenza). In Dante «il conoscere della mente creata è spiegato per mezzo del contatto colla mente creatrice» (Nardi, Sigieri, p. 226), che si tratti degli angeli (cfr. Conv. 3.6.4 e 5; e vd. indiare) o dell'anima (Conv. 3.11.14; e vd. inluiare). Duplice è inoltre il discorso che riguarda quest'ultima, la quale, «legata e incarcerata per li organi del nostro corpo» (Conv. 2.4.17), conosce attraverso i sensi e con il mezzo della fantasia (Conv. 3.4.9, ma cfr. anche ivi, 4.12.13 e Purg. 17.13-18) e invece, «dinudata da materia» (Conv. 3.2.14) e nella condizione beata, vede «le cose contingenti / anzi che sieno in sé, mirando il punto / a cui tutti li tempi son presenti» (Par. 17.16-18). Queste due modalità gnoseologiche sono messe a confronto nel periodo ipotetico dell'irrealtà che attesta gli speculari inmiarsi e intuarsi : «s'io [[Dante]] m'intuassi come tu [[spirito beato]] t'inmii». I due verbi indicano perciò l’atto di identificazione immediata (senza mediazione) e istantanea (fuori dal tempo) con qno, conoscendone pensieri e sentimenti come fossero i propri, come si legge in Conv. 2.6.2, a commento di Voi che 'ntendendo il terzo ciel movete (in cui Dante si rif. ai Troni): «Udite il ragionare lo quale è nel mio core, cioè dentro da me, ché ancora non è di fuori apparito».
Autore: Vito Luigi Castrignanò; Francesca De Blasi.
Data redazione: 25.09.2018.
Data ultima revisione: 15.02.2019.
1 Pron. Farsi medesimo con la persona a cui si sta parlando, conoscendone pensieri e sentimenti come fossero i propri.
[1] Par. 9.81: Già non attendere' io tua dimanda, / s'io m'intuassi, come tu t'inmii».