Vocabolario Dantesco

Accademia della Crusca - CNR Opera del Vocabolario Italiano

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acume s.m.
Frequenza:
Commedia 4 (4 Par.).
Lista forme e index locorum:
Commedia acume Par. 1.84 (:), 28.18 (:), 32.75 (:), 33.76.
Corrispondenze: Testi italiani antichi:
Corpus OVI,
DiVo,
LirIO,
Prosa fior. sec. XIII,
Petrarca e Boccaccio.
Vocabolari: TLIO, Crusca in rete, ED.
Nota:Prima att. Latinismo da acumen (LEI s.v., 1, 555.25). Il sost. è impiegato esclusivamente nell'ultima cantica, in cui ricorre quattro volte (di cui tre in rima) e mai con il valore propr. di 'punta, vertice'. Si distingue l'uso del cultismo con rif. all'intensità "pungente" ora delle fonti luminose paradisiache (§ 1; cfr. anche acuto, § 2), ora del desiderio (§ 1.1). Il richiamo all'immagine della "punta" per restituire la potenza di un moto dell'animo è di lunga tradizione e trova precedenti, per es., nella compunctio amoris e nella desiderii acies di san Gregorio Magno, o negli aculei amoris di san Bernardo (cfr. Pertile, La punta del disio, pp. 163-179; vd. anche acuto, §§ 3, 3.1). Infine, si isola il rif. del termine alla sfera delle doti percettive e intellettive dell'uomo (§ 2) che emerge in Par. 32.75: nelle parole di san Bernardo, infatti, il primiero acume identifica la capacità congenita di penetrare, di "vedere" la realtà divina. Sulla visio intellectualis o «vista de la mente» (Purg. 10.22) è imprescindibile il rimando a Tommaso, Summa contra Gentiles, III.53.6 (cfr. anche acuto, §§ 4, 4.1). L'accostamento di acume alla vista o all'ingegno, certamente non estraneo alla lingua lat. (cfr. TLL s.v. acumen, 1, 459.72), è oggi familiare e pienamente lessicalizzato (cfr. GRADIT s.v.) prob. proprio grazie all'uso dantesco e dei commentatori. Nell'it. trecentesco, infatti, tale accostamento risulta ancora occasionale e dotato di un nitido valore metaf.: a confermarlo è, per es., l'atteggiamento dei volgarizzatori, che rendono acumen (ingenii) con i traducenti sottilità e sottigliezza (d'ingegno); cfr. Corpus CLaVo. Cfr. anche Fanini, Attorno all'acume dantesco.
1 [Con rif. alla luce:] intensità violenta e penetrante (fig.).
[1] Par. 28.18: un punto vidi che raggiava lume / acuto sì, che 'l viso ch'elli affoca / chiuder conviensi per lo forte acume...
[2] Par. 33.76: Io credo, per l'acume ch'io soffersi / del vivo raggio, ch'i' sarei smarrito, / se li occhi miei da lui fossero aversi.
1.1 [Con rif. al desiderio].
[1] Par. 1.84: La novità del suono e 'l grande lume / di lor cagion m'accesero un disio / mai non sentito di cotanto acume
2 Capacità di penetrazione della vista (intellettuale).
[1] Par. 32.75: Dunque, sanza mercé di lor costume, / locati son per gradi differenti, / sol differendo nel primiero acume.


Autore: Barbara Fanini 03.10.2016 (ultima revisione: 18.10.2019).