Vocabolario Dantesco

Accademia della Crusca - CNR Opera del Vocabolario Italiano

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putire v.
Frequenza:
Commedia 1 (1 Inf.).
Lista forme e index locorum:
Commedia pute Inf. 6.12.
Corrispondenze: Testi italiani antichi:
Corpus OVI,
DiVo,
LirIO,
Prosa fior. sec. XIII,
Petrarca e Boccaccio.
Vocabolari: TLIO, Crusca in rete, ED.
Nota:Latinismo da putere, con metaplasmo di coniug. (Nocentini s.v. putire); corradicale di putto (vd.). Il verbo è att. nel lat. classico e mediev. con l'accezione primaria di 'essere marcio, putrefatto tanto da puzzare', da cui per estensione 'emanare cattivo odore' (cfr. TLL s.v. puteo, -ere, 10, 2.2748.61; OLD s.v. e DMLBS s.v. putere; vd. anche Cecchini, Uguccione, P 126 1: «idest fetere»), accanto all'incoativo putescere o putiscere, rif. in partic. all'odore fetido di acqua stagnante (cfr. OLD s.v. putesco, -ere, Vitr. I.4.12: «paludes... putescunt»). Nell'it. antico putire è doc. per la prima volta in Uguccione da Lodi, Libro, agli inizi del sec. XIII, e conosce una certa diffusione anche in contesti fig. (cfr. TLIO s.v. putire). Esso è inoltre è registrato, insieme all'agg. putente (TLIO s.v.), in alcuni volgarizzamenti due e trecenteschi, come traducente del verbo lat. extabescere, del sost. foetor o degli agg. olens e puter e del fr. puant (cfr. Corpus DiVo). Nell'unica occ. di Inf. 6.12 il verbo si riferisce propr. al fetore che esala il pantano prodotto dalla piova (v. 7; vd.), mistura di acqua putrida, grandine e neve che flagella i golosi nel terzo cerchio. Alcuni commentatori, come Benvenuto da Imola («Sicut enim aliquando foetet terra propter pluviam, ita corpus gulosi foetet»), colgono un collegamento tra il fango maleodorante e il puzzo dei dannati causato dal vizio della gola, forse anche sulla scorta di Ag. Sermones supp. CCXCIV: «ebriosi paludibus comparantur...» (cfr. Bellomo, p. 93). Altri rilevano più specif. una connotazione morale; ad es. il Falso Boccaccio (ed. Vernon) chiosa: «La terra pute del fastidio ch'escie di loro e questa è lla grandine la neve e ll'acqua che piove sopra questi tali gholosi e ghiotti. Che per la disordinata vita naschono le varie passioni chalde e fredde le quali consumano il corpo dell'uomo». Lo stesso verbo è usato dagli esegeti in altri contesti per spiegare l'esalazione di acqua stagnante, come Boccaccio, Esposizioni, a Inf. 9.30-33 con rif. alla palude Stige: «che 'l gran puzo spira, cioè essala: e in questo dimostra la natura universale de' paduli, li quali tutti putono per l'acqua, la quale in essi per lo star ferma si corrompe e, corrotta, pute» (per cui vd. puzzo e pozza).
1 Esalare un odore ripugnante (di putrido).
[1] Inf. 6.12: Grandine grossa, acqua tinta e neve / per l'aere tenebroso si riversa; / pute la terra che questo riceve. 


Autore: Francesca De Cianni 14.10.2022 (ultima revisione: 25.03.2024).