ingegno s.m.
Frequenza:
| Commedia |
25 (6 Inf., 9 Purg., 10 Par.). |
| Altre opere | 16 (3 Vn., 12 Conv., 1 Rime). 1 (1 Fiore). |
Lista forme e index locorum:
| Commedia |
'ngegni Inf. 6.81 (:), Par. 18.82 (:); 'ngegno Inf. 11.77, 26.21, Purg. 33.64, Par. 10.43, 14.103 (:); ingegno Inf. 2.7, 10.59 (:), 34.26 (:), Purg. 1.2 (:), 4.78, 9.125, 11.9 (:), 12.66, 14.54, 18.40 (:), 27.130, Par. 4.40 (:), 5.89 (:), 7.59 (:), 13.72 (:), 14.117, 22.114 (:), 24.81. |
| Altre opere |
'ngegno Conv. 3.4.12, 4.6.15; ingegno Vn 3.6, 19.22 (:), 31.8-17.35, Conv. 1.11.15, 2.12.4, 2.12.4, 2.15.8, 3.4.12, 3.5.20, 3.14.9, 4.7.7, 4.15.12, 4.22.1, Rime 83.1. 'ngegno Fiore 177.13 (:). |
Locuz. e fras.: Alto ingegno 2, ingegno sottile 2.1.
Nota:Dal lat.
ingenium (DELI 2 s.v.
ingegno), che indica l'insieme di quelle caratteristiche e capacità umane (sia fisiche sia intellettive) che sono naturali e innate (cfr. TLL s.v.
ingenium, 7, 1.1522). Questo fondamentale signif. trova riscontro nelle def. di Papia (Papias,
Elem., c. 79v: «
Ingenium est interior vis animi quo persaepe invenimus quae ab aliis non didicimus. dictum quasi intus
genitum vel
genium id est 'naturale'») e di Uguccione (Cecchini,
Uguccione, G 39, 21: «Genium componitur cum in, et dicitur hoc ingenium in eodem sensu; illa prepositio addita nil ibi operatur nisi quod notat ingenium esse intrinsecam vim anime et naturalem, unde et dicitur ingenium quasi 'intus genitum', scilicet a natura»). Anche le att. dantesche rimandano sostanzialmente a tale signif., come nota
Francesco da Buti ai passi di
Inf. 2.7 («
Ingegno secondo Papia è una virtù interiore d'animo, per la quale l'uomo da sé trova quello che dalli altri non à imparato») e
Inf. 26.21 («questo
ingegno è quello che i Poeti chiamano
genio, che fingono che è uno idio singulare a ciascuno uomo, col quale nasce e muore»), nei quali si cita direttamente Papia. In ogni caso, è possibile riconoscere nell'uso dantesco un'articolazione semantica piuttosto variegata, che continua una trad. volg. del termine iniziata alla metà del sec. XII (cfr.
Corpus OVI). Il signif.
1 è rif. alle qualità innate che plasmano l'intelletto e l'indole di un individuo. In tale accezione,
ingegno ricorre sempre in combinazione con
arte (rif., all'opposto, a qualità che si acquisiscono con la pratica o lo studio), per intendere l'insieme delle capacità intellettive e tecniche dell'uomo, frutto sia della propria indole sia della propria esperienza nel mondo. A tal proposito, cfr. l'
Anonimo Fiorentino («col sapere, e con l'esperientia»), Cristoforo Landino («qualunche cosa l'huomo intende è o per ingegno naturale, onde noi dician 'conoscere', o arte, i. doctrina, onde diciamo 'imparare'») e Chiavacci Leonardi («lo sforzo congiunto della capacità intellettiva e di quella tecnica») a
Purg. 27.130. Nel passo di
Par. 10.43 ad
arte e
ingegno è accostata anche la voce
uso, da intendersi nel senso di 'pratica concreta' (
Francesco da Buti,
ad l., interpreta i tre sost. come la triade delle qualità retoriche e poetiche per eccellenza: «
l'ingegno; cioè mio,
e l'arte; cioè la Retorica e la Poesi,
e l'uso; cioè l'esercizio che fa l'uomo pronto a dire, e l'arte insegna, e lo ingegno assottiglia a trovare nuovi modi»). Nei passi di
Par. 13.73 e
Par. 22.114
ingegno assume il senso di 'indole, inclinazione naturale', con rif. alla diversa natura (e, dunque, anche al diverso intelletto) con cui nasce ogni individuo e che viene determinata sia dall'influsso celeste sia dalla disposizione della materia (cfr. Chiavacci Leonardi a
Par. 13.72). Dal primo signif. si sviluppano le accezioni
2 e
3. Il signif.
2 è perlopiù relativo all'ispirazione poetica unica e individuale, unita alle doti concrete che sostengono il poeta nella composizione del poema e che vengono più volte invocate. Nel passo di
Inf. 2.7 il sost. ricorre nell'espressione
alto ingegno, la quale, presente anche in
Vn 31.8-17.35 («Non è di cor villan sì alto ingegno, / che possa imaginar di lei alquanto»), ha la sua prima att. in
Brunetto Latini, Rettorica, nella forma del superl. assol. (p. 30.9: «cadde eloquenzia in tanto odio et invidia che gli uomini d'altissimo ingegno [[...]] si ritrassero ad alcuno altro queto studio»; cfr.
Corpus OVI). A parte stanno le espressioni
altezza d'ingegno (
Inf. 10.59) e
ingegno sottil (
Purg. 12.66); la prima allude alle grandi doti intellettive e dottrinarie che Dante possiede e che Cavalcante de' Cavalcanti attribuisce anche a suo figlio Guido, mentre la seconda, usata con valore meton., è rif. a chi è dotato di acute ed eccezionali capacità artistiche. Dal signif.
3, che comprende un bacino piuttosto ampio e generico di accezioni, si isolano le occ. di
Purg. 14.54 e
Par. 24.81, nelle quali
ingegno assume rispettivamente la connotazione neg. di 'capacità di usare il proprio intelletto e la propria dottrina a fini ingannevoli' e quella, con valore estens., di 'trappola, inganno'. In queste accezioni, la voce
ingegno è considerabile un
gallicismo semantico (cfr. Cella,
I gallicismi, p. XXXI e DEI s.v.
ingegno). Per l'uso del termine nel complesso delle opere dantesche e i suoi precedenti nelle fonti classiche e mediev., cfr. ED s.v.
ingegno e la bibliografia ivi cit.
Locuz. e fras. Vd.
Nota.
1 Insieme delle qualità innate che concorrono a plasmare l'intelletto e l'indole di un individuo (in opp. all'arte, frutto di conoscenze acquisite).
[1] Purg. 9.125: Più cara è l'una; ma l'altra vuol troppa / d'arte e d'ingegno avanti che diserri, / perch' ella è quella che 'l nodo digroppa.
[2] Purg. 27.130: Tratto t'ho qui con ingegno e con arte; / lo tuo piacere omai prendi per duce; / fuor sè de l'erte vie, fuor sè de l'arte.
[3] Par. 10.43: Perch' io lo 'ngegno e l'arte e l'uso chiami, / sì nol direi che mai s'imaginasse; / ma creder puossi e di veder si brami.
[4] Par. 14.117: così si veggion qui diritte e torte, / veloci e tarde, rinovando vista, / le minuzie d'i corpi, lunghe e corte, / moversi per lo raggio onde si lista / talvolta l'ombra che, per sua difesa, / la gente con ingegno e arte acquista.
1.1 Indole, inclinazione naturale (
estens.).
[1] Par. 13.72: Ond' elli avvien ch'un medesimo legno, / secondo specie, meglio e peggio frutta; / e voi nascete con diverso ingegno.
[2] Par. 22.114: O glorïose stelle, o lume pregno / di gran virtù, dal quale io riconosco / tutto, qual che si sia, il mio ingegno...
1.2 [Con rif. alla facoltà che permette la creazione poetica (anche rif. a Dante stesso in quanto autore della
Commedia):] facoltà inventiva innata dell'intelletto umano che, opportunamene educata, permette la creazione artistica (
estens.).
[1] Inf. 10.59: «Se per questo cieco / carcere vai per altezza d'ingegno, / mio figlio ov' è? e perché non è teco?».
[2] Inf. 26.21: Allor mi dolsi, e ora mi ridoglio / quando drizzo la mente a ciò ch'io vidi, / e più lo 'ngegno affreno ch'i' non soglio, / perché non corra che virtù nol guidi...
[3] Purg. 1.2: Per correr miglior acque alza le vele / omai la navicella del mio ingegno, / che lascia dietro a sé mar sì crudele...
[4] Par. 18.82: O diva Pegasëa che li 'ngegni / fai glorïosi e rendili longevi, / ed essi teco le cittadi e ' regni, / illustrami di te, sì ch'io rilevi / le lor figure com' io l'ho concette...
[5] Par. 14.103: Qui vince la memoria mia lo 'ngegno; / ché quella croce lampeggiava Cristo, / sì ch'io non so trovare essempro degno...
– Alto ingegno.
[6] Inf. 2.7: O muse, o alto ingegno, or m'aiutate; / o mente che scrivesti ciò ch'io vidi, / qui si parrà la tua nobilitate.
2.1 Individuo dotato di eccezionali doti artistiche (
meton.).
Ingegno sottile.
[1] Purg. 12.66: Qual di pennel fu maestro o di stile / che ritraesse l'ombre e ' tratti ch'ivi / mirar farieno uno ingegno sottile?
3 Capacità di pensare o agire con efficacia e acutezza; viva intelligenza; applicazione profonda del proprio intelletto; mente, intelletto (
estens.).
[1] Inf. 6.81: Farinata e 'l Tegghiaio, che fuor sì degni, / Iacopo Rusticucci, Arrigo e 'l Mosca / e li altri ch'a ben far puoser li 'ngegni, / dimmi ove sono e fa ch'io li conosca...
[2] Inf. 11.77: Ed elli a me «Perché tanto delira», / disse, «lo 'ngegno tuo da quel che sòle?
[3] Inf. 34.26: Io non mori' e non rimasi vivo; / pensa oggimai per te, s'hai fior d'ingegno, / qual io divenni, d'uno e d'altro privo.
[4] Purg. 4.78: «Certo, maestro mio», diss' io, «unquanco / non vid' io chiaro sì com' io discerno / là dove mio ingegno parea manco...
[5] Purg. 11.9: Vegna ver' noi la pace del tuo regno, / ché noi ad essa non potem da noi, / s'ella non vien, con tutto nostro ingegno.
[6] Purg. 18.40: «Le tue parole e 'l mio seguace ingegno», / rispuos' io lui, «m' hanno amor discoverto, / ma ciò m'ha fatto di dubbiar più pregno...
[7] Purg. 33.64: Dorme lo 'ngegno tuo, se non estima / per singular cagione essere eccelsa / lei tanto e sì travolta ne la cima.
[8] Par. 4.40: Così parlar conviensi al vostro ingegno, / però che solo da sensato apprende / ciò che fa poscia d'intelletto degno.
[9] Par. 5.89: Lo suo tacere e 'l trasmutar sembiante / puoser silenzio al mio cupido ingegno, / che già nuove questioni avea davante...
[10] Par. 7.59: Questo decreto, frate, sta sepulto / a li occhi di ciascuno il cui ingegno / ne la fiamma d'amor non è adulto.
3.1 [In senso neg.:] capacità di usare il proprio intelletto o la propria dottrina a fini ingannevoli.
[1] Par. 24.81: «Se quantunque s'acquista / giù per dottrina, fosse così 'nteso, / non lì avria loco ingegno di sofista».
3.1.1 Trappola (per animali) (
estens.).
[1] Purg. 14.54: Discesa poi per più pelaghi cupi, / trova le volpi sì piene di froda, / che non temono ingegno che le occùpi.
Autore: Francesca Spinelli 04.04.2025 (ultima revisione: 29.11.2025).