ghirlanda s.f.
Nota:Di etimo discusso,
ghirlanda è prob.
gallicismo da ricondurre al prov.
guirlanda o al fr. antico
guerlande (DEI s.v.); secondo Nocentini si lega a sua volta al francone antico *
wiera 'ornamento di fili d'oro' (Nocentini s.v.). L'origine prov. della voce è sostenuta da Bezzola e Castellani, che vedono nel prov.
guirlanda una var. di
garlanda, prestito dal fr.
garlande, originato dalla dissimilazione della forma gerundiva *
guarnande da
guarnir 'guarnire', di origine germ. (discussione e bibliografia in Cella,
I gallicismi, p. 422; per DELI 2 s.v., invece, l'etimo resta incerto). Il sost. è att. per la prima volta in it. antico nelle
Rime (a. 1276) di Guinizzelli, all'interno della locuz. fig.
portare ghirlanda, che vale 'ammantarsi (di una virtù), darsi lode (anche eccessiva)' (vd. TLIO s.v.
ghirlanda). La voce ricorre in tutte e tre le cantiche. A
Purg. 27.102
ghirlanda indica in senso propr. una corona di fiori (anche intrecciata a erbe, foglie e fronde d'albero) posta sopra il capo come acconciatura femminile: nel passo, Dante racconta di avere sognato una fanciulla, Lia, intenta a vagare per una pianura e a raccogliere dei fiori, con cui compone una corona. Sul valore del gesto si sofferma
Francesco da Buti: «dice che va movendo intorno le belle mani, che significano l'opere, li atti virtuosi li quali, come fiori vari, fanno corona di loda e di gloria a chi li collie e ponseli in capo; cioè in su lo suo intelletto» (
ad l.). A
Inf. 14.10
significa 'luogo che circonda qsa': la «dolorosa selva» (v. 10) dei suicidi fa da anello e circonda il terzo girone del settimo cerchio, dove sono puniti i violenti contro Dio (rel. a questo signif. vd. anche
inghirlandare). Infine, nelle due occ. del
Paradiso il sost. indica la corona di beati. In partic., a
Par. 10.92 fa rif. alla corona di spiriti sapienti nel cielo del Sole (per cui vd.
infiorare). Così intendono i commentatori antichi, come per es. Benvenuto da Imola e
Francesco da Buti, che glossano rispettivamente «corona» e «cerchio che sta tondo, come ghirlanda». A
Par. 12.20, invece, il sost. compare al plur. nella «vaghissima similitudine ideata da Dante per le due corone parallele degli spiriti di questo cielo, a significare la loro stretta unità, quasi identità, negli stessi colori e nel raddoppiarsi delle voci» (Chiavacci Leonardi, a
Par. 12.10).
Autore: Valentina Iosco 17.11.2025 (ultima revisione: 24.07.2026).