Prima att. Parasintetico di prob.
coniazione dantesca su
ghirlanda (vd.
ghirlanda), prob. prestito d'origine germ. giunto in it. tramite il prov.
guirlanda (Nocentini s.v.). L'origine prov. della voce (e della famiglia lessicale), sostenuta da Bezzola e Castellani, è negata da DELI 2, che parla di etimo incerto (discussione e bibliografia in Cella,
I gallicismi, p. 422). Il verbo ricorre a
Par. 9.84 con il signif. di 'cingere a mo' di ghirlanda': nel raccontare le proprie origini, il trovatore Folchetto di Marsiglia fa rif. al Mediterraneo, «la maggior valle in che l'acqua si spanda» (v. 82; vd.
mare) al di fuori dell'Oceano, che circonda come una ghirlanda tutta la terra emersa (cfr. Brunetto Latini,
Tresor, I.121.6: «La terra è circondata dal mare [...], il grande mare chiamato Oceano, e da questo derivano tutti gli altri che sono tra le terre [...]; de’ quali quello che viene dalla Spagna in Italia e in Grecia è maggiore degli altri»). Tra i commentatori antichi che più in dettaglio si soffermano sul verbo si ricordano almeno
Iacomo della Lana («quello mare che inghirlanda la terra, cioè che li va intorno, che è appellato Oceano»,
ad l.) e Benvenuto da Imola («idest cingit totam terram in circuitu in modum coronae»,
ad l.). A
Purg. 13.81 la voce assume una sfumatura semantica lievemente diversa: Virgilio si trova da quel lato della cornice purgatoriale «onde cader si puote» (v. 80) perché non è cinta da nessuna sponda o riparo (cfr. Chiavacci Leonardi,
ad l.).
Francesco da Buti chiosa: «cioè perchè non v'è nessuno riparo» (
ad l.). Il verbo è assai vitale nell'it. antico - ricorre, per es., nell'
Eneide volgarizzata di Ciampolo di Meo Ugurgieri, in Sacchetti e in alcuni testi di Boccaccio (vd. TLIO s.v.
inghirlandare) - ed è att. in opere letterarie più tarde (per cui vd. GDLI s.v.
inghirlandare). Inoltre, è comune nell'it. dell'uso contemporaneo con il signif. di 'adornare, ornare con ghirlande' (vd. GRADIT s.v.).
Autore: Valentina Iosco.
Data redazione: 08.09.2025.
Data ultima revisione: 29.11.2025.