Vocabolario Dantesco
intreare v.
Commedia 1 (1 Par.).
Commedia intrea Par. 13.57 (:).
Att. solo nella Commedia e cit. nei commentatori. Formazione parasintetica verbale sul numerale tre, di prob. matrice dantesca (cfr. Di Pretoro, Innovazioni lessicali, p. 21; Viel, «Quella materia ond’io son fatto scriba», p. 103; vd. anche incinquareinmillareinternare). Il verbo, assieme al parallelo e altrettanto innovativo disunare (vd.), è chiamato a rappresentare il mistero della Trinità e del rapporto fra le sue persone, «inesprimibile con parole umane» (Sapegno, ad l.). A 'congiungersi come terzo' alla luce (il Figlio) e al «suo lucente» (il Padre, v. 56) è infatti lo Spirito Santo, «utrique patri et filio intricatur vel intrinatur, ita quod sunt tres personae et unus Deus» (Benvenuto da Imola, ad l.). Vd. anche quanto detto s.v. internare. L'originalità e la difficoltà della forma dantesca sono da porre alla base della lez. si crea, senz'altro banalizzante, recata dai codd. Eg e Po e penetrata in alcuni commenti (cfr. in partic.: «E cosi non si disuna dal Padre, nè dallo Amore, cioè Spirito Santo, che in lor si crea, cioè da lloro igualmente procedendo, e in trinitade» Ottimo commento, ad l.).
Autore: Barbara Fanini.
Data redazione: 29.08.2022.
Data ultima revisione: 29.10.2022.
1 Pron. [Con rif. allo Spirito Santo:] congiungersi come terzo.
[1] Par. 13.57: ché quella viva luce che sì mea / dal suo lucente, che non si disuna / da lui né da l'amor ch'a lor s'intrea, / per sua bontate il suo raggiare aduna...