Att. solo nella
Commedia e nei commentatori. Formazione parasintetica verbale sul numerale
cinque, di prob.
matrice dantesca (cfr. Di Pretoro,
Innovazioni lessicali, p. 21; Viel,
«Quella materia ond’io son fatto scriba», p. 93; vd. anche
inmillare,
internare,
intreare). Il verbo occorre nel poema un'unica volta, in rima con i latinismi
propinqua (v. 38) e
relinqua (v. 42), che impreziosiscono il linguaggio di Cunizza adeguandolo alla statura intellettiva e storica della figura da lei presentata: Folchetto di Marsiglia.
Incinquare vale propr. 'moltiplicarsi per cinque, ripetersi cinque volte'; tuttavia, l'interpretazione complessiva del verso – teso a precisare la durata della «grande fama» (v. 39) di Folchetto – è piuttosto controversa. Alcuni tra i commentatori più recenti propendono per una puntuale lettura aritmetica, che assegnerebbe all'espressione di Cunizza il valore esatto di 6500 anni, cioè 1300 per 5 (cfr. per es. Chiavacci Leonardi,
ad l., e nota integrativa finale). Altri (cfr. per es. Inglese,
ad l.) ritengono invece più opportuno riconoscere a «questo centesimo anno» (v. 40) un rif. indeterminato a un anno centenario qualsiasi ('come questo, cioè il 1300');
incinquare e, con esso, l'intero verso acquisterebbero di conseguenza un senso iperbolico: la fama del trovatore è destinata a estendersi per almeno 500 anni o, ancor meglio, per un tempo indefinitamente lungo. Così, per es., Francesco da Buti: «
Questo centesimo anno; cioè questo anno che è ultimo di cento,
ancor s'incinqua; cioè tornerà ancora cinque volte: ritornerà l'anno ultimo di cento cinque volte, non può essere in meno di 500 anni» (
ad l.). Per altre letture possibili, cfr. ED s.v.
incinquarsi.
Autore: Barbara Fanini.
Data redazione: 29.08.2022.
Data ultima revisione: 29.10.2022.