Dal lat.
canna (LEI s.v., 10, 1009.33). In it. antico il vocabolo, che designa propr. una pianta graminacea dal fusto lungo e sottile, è att. a partire da un
Doc. savon. del 1178-82 col signif. di 'attrezzo da pesca' (cfr. TLIO s.v.
canna); anche per assimilazione alla caratteristica forma tubulare della canna, esso rimanda a diverse accezioni tecniche, compresa quella anat. di 'gola', 'trachea', registrata dapprima nelle
St. de Troia e de Roma Amb., 1252/58 e frequente in testi di diverse aree geo-linguistiche, soprattutto all'interno di sintagmi ed espressioni fras. (cfr. ancora LEI s.v., 10, 1095-98; TLIO s.v.,
5), ma già propria del lat. «arteria; canna gutturis, pulmonis» (cfr. TLL s.v.
canna, 3, 262.43-46; MLW s.v., 2, 1 168.66). Con questo valore, il termine, preceduto dal sinon.
gola (vd.) di
Inf. 6.14 e 28.64 e accostato ad altri termini anat., ricorre in due contesti infernali di crudo realismo e in rima, per definire le gole fameliche di Cerbero (a
Inf. 6.27) e la gola tagliata di un dannato dalla quale fuoriesce il flusso di voce (a
Inf. 28.68). Entrambe le immagini sono ricalcate su passi virgiliani: la prima su Verg.,
Aen., VI 421, la seconda su
Aen. VI 487-488 e 494-497. Il gesto di
gettare (qsa)
dentro alle canne si ricava anche nelle
St. de Troia e de Roma Laur., dove l'espressione «gettare in canna» assume il senso fras. di 'far ingollare', a indicare l'atto di inghiottire avidamente senza masticare (vd.
TLIO s.v.,
5.3). Il vocabolo è impiegato anche in
Eg. 4.51 per riferirsi alle parti di cui è composto lo strumento a canne, insieme all'agg.
cannea 'di canna' in
Eg. 4.37 (cfr. VDL s.vv.
canna, -ae e
canneus, -a, -um).
Autore: Francesca De Cianni.
Data redazione: 21.12.2023.
Data ultima revisione: 29.11.2024.