Agg. verbale dall'it.
nascondere, sul modello di
ascoso da
ascondere (LEI s.v.
abscondere, 1, 163.20), in it. antico è più diffuso rispetto alla forma del part. pass.
nascosto ed è att. con valore di agg. a partire dal sec. XIII pi.di. (cfr.
Corpus OVI). Nella
Commedia, così come nel resto della doc. volg., le occ. degli allotropi
nascoso e
nascosto (vd.) superano di poco quelle dell'agg.
ascoso (vd.) e rivestono valori semantici analoghi. Il signif. fondamentale di
nascoso è 'sottratto alla vista', propr. rif. a cose o persone, ma Dante lo usa rif. ad astratti e in contesti e valori fig. A
Purg. 20.95-96 la vicinanza al signif. concreto, referenziale, è garantita dalla presenza del verbo
vedere (vd.), che appartiene alla sfera semantica della vista, e del sost.
segreto (vd.), che richiama l'idea di occultare, custodire insita nel verbo
(n)ascondere; tuttavia, qui l'agg. non si riferisce a qsa di materiale bensì a un sogg. astratto, cioè la giustizia divina, che è 'celata' nel profondo della mente di Dio e perciò 'impenetrabile agli occhi (dei mortali)'. Nel contesto fig. di
Par. 17.96 ad essere occulte e invisibili sono le insidie che attendono Dante: l'attributo
nascose, cioè «in agguato» (del Lungo,
ad l.), contribuisce a descriverle in modo pregnante come fossero entità personificate. Con uno scarto ulteriore sul piano fig., nelle occ. restanti
nascoso sta per 'sottratto alla conoscenza altrui' e si riferisce a concetti astratti e profondi dal punto di vista dottrinale, come la
veritate a
Purg. 18.34 e le
vere ragion a
Purg. 22.30, 'lontane alla comprensione' della mente umana. Per il tipo arcaico
ascoso (vd.), att. nella trad. manoscritta al posto di
nascoso, vd.
ascondere,
Nota.
Autore: Irene Angelini.
Data redazione: 20.05.2025.
Data ultima revisione: 29.11.2025.