Vocabolario Dantesco
vigliare v.
Commedia 1 (1 Purg.).
Commedia viglia Purg. 18.66 (:).
viglia Purg.18.66: -nviglia Laur.
Vocabolari: Crusca in rete, ED.
Prima att. (escludendo l’es. in un sonetto di Lapo Saltarelli in risposta a Dino Compagni, dove la lez. viglia è congetturale, per cui cfr. Del Lungo, Dino Compagni e la sua ‘Cronica’, vol.1, pp. 330-331), ma il sost. vigliatura era, nella forma vegliatura, già att. a Ravenna nel XIII sec. (v. DEI s.v. vigliare). Il verbo vigliare, connesso al lat. volg. *vĭllĕa ‘ciuffo di ramaglie’, a sua volta riconducibile al lat. vĭllus 'ciuffo di peli', oppure denominale di viglia «spazzatura cavata dal monte del grano ventolato» e «granata che serve a spazzare il grano ventolato», dal lat. vīlia ‘cose vili, senza valore’ (cfr. rispettivamente Nocentini s.v. vigliare e DEI s.v. viglia e vigliare), è sicuramente voce di ambito agricolo che Dante a Purg. 18.66, nel contesto dell’importante discussione teologico-dottrinaria dedicata al libero arbitrio, usa in senso metaf. secondo il «consueto procedimento figurativo sempre tessuto di concreti riferimenti ai gesti quotidiani dell'uomo, delle arti, dei mestieri, e della vita dei campi» (Chiavacci Leonardi ad l., che ricorda anche i passi di Inf. 32.32-33, Purg. 4.19-21 e Par. 13.34-36, analogamente ispirati a metaf. agricole). Sull’aspetto dottrinale del passo si concentra per lo più l’esegesi antica, trascurando il signif. specifico di vigliare, còlto solo nella glossa di Benvenuto da Imola ad l: «accoglie e viglia, idest, recipit et expellit: et est verbum rusticorum purgantium frumentum in area, qui excludunt superflua ab eo». Diversamente, Francesco da Buti ad l., ricollegando prob. vigliare (nella forma villia) al lat. vinculum, non comprende il senso dell’intero sintagma («amor accollie; cioè rauna insieme, e villia; cioè lega insieme…»); la sua interpretazione è ripresa anche da Bernardino Daniello ad l. («Amore accoglie, intromette et raccoglie, e viglia, vincula et lega buoni o rei»). Decisivo l’intervento di Vincenzio Borghini, che in rif. al Daniello afferma: «[…] piglia questa voce apunto al contrario, che vigliare è modo di nettare le biade delle materie più grosse, onde si chiama quel che se ne cava vigliuolo» (Borghini, Scritti, p. 226). È prob. lo stesso Borghini (Annotazioni e Discorsi sul 'Decameron', p. 203) a descrivere in dettaglio il processo della vigliatura: «quando il grano è battuto in su l’aia, et n’è levata con forche et rastregli la paglia et vi rimangono alcune spighe di grano et baccegli di veccie salvatiche, et altri cota’ semi nocivi, che i coreggiati non han ben potuto trebbiare, ne pigliare i rastregli, egli hanno certe come granate piatte o di ginestre, o di alcune herbe, che si chiamano dove ruschie et dove gallinacce, o con vincastri di olmi et di altri alberi legati insieme, secondo le commodità de' paesi, et le vanno leggiermente fregando sopra la massa o, come dicono, l’aiata e separatogli dal grano. Et questa vigliatura, ridotta insieme in un monte, alla fine della battitura si ribatte; et quel che se ne cava si chiama il grano del vigliuolo. Et sono queste cose piane et note a tutti, et le voci allhora et hora e sempre usitatissime». A tale interpretazione si attiene la lessicografia cruscante, come pure gran parte della critica moderna (inspiegabilmente l’ED connette il verbo a vigilare). Per la continuità di vigliare come tecnicismo dell’agricoltura in area tosc. cfr. P. Petrocchi, Voc. uso s.v. vigliare; Caverni, Voci e modi s.v. vigliare; Scartazzini-Vandelli ad l. e infine GRADIT s.v. vigliare.
Varianti.  La presenza della nasale nella lez. -nviglia di Laur sembra presupporre una forma composta con in- (*invigliare), di cui non si conoscono att.
Autore: Francesca Spinelli.
Data redazione: 17.12.2021.
Data ultima revisione: 22.12.2021.
1 Separare, rifiutare (fig.). || Propr. [Agr.] Separare il grano dai vigliacci dopo la battitura per mezzo di apposite ramazze.
[1] Purg. 18.66: si piglia / ragion di meritare in voi, secondo / che buoni e rei amori accoglie e viglia.