Dal
lat. universalis (DELI 2 s.v.
universo). L'agg.
universalis è ampiamente att. nel
corpus lat. dantesco coi signif. di 'considerato tutto insieme o tutto intero; tutto quanto' e 'che riguarda, coinvolge o comprende la totalità degli elementi inclusi in un insieme' (solitamente rappresentato dall'intera collettività umana). Talvolta l'agg. ricorre in opp. a
particularis, con rif. a certe dottrine filosofiche (per es. quella platonica e quella aristotelica) basate sulla distinzione logica tra
universale e
particolare, cioè tra il tutto e la parte (cfr. VDL s.vv.
particularis,
universalis). Lo spettro semantico succitato (compresa l'opp. tra
universale e
particolare) si rintraccia anche per il volg.
universale, att. nell'it. antico a partire dalla seconda metà del sec. XIII (cfr.
Corpus OVI) e frequente nella prosa filosofica del
Convivio, dove ricorre anche nella forma del superl. assol. (
universalissima a
Conv. 3.6.5,
universalissimo a
Conv. 1.8.3). Nella
Commedia l'agg. è invece att. una singola volta, a
Par. 33.91, al culmine del viaggio ultraterreno dantesco: il pellegrino, giunto al cospetto di Dio, è finalmente in grado di contemplare l'intera forma del
nodo (vd.) che lega insieme tutti gli elementi dell'universo, ossia «l'idea archetipo, quell'idea del mondo, uno nella mente di Dio, che informa e tiene unita la molteplicità del creato» (Chiavacci Leonardi
ad l.). Si segnala, infine, che nel ms. Pr. è att. la var.
universal in luogo di
general nel passo di
Par. 31.52 («La forma general di paradiso / già tutta mïo sguardo avea compresa)», lez. che nel contesto assumerebbe lo stesso signif. di
generale (vd.), ossia 'intero, complessivo'.
Autore: Francesca Spinelli.
Data redazione: 13.03.2025.
Data ultima revisione: 27.03.2025.