Dal
longob. *trewwa, latinizzato
treuua, il termine fa parte dei germanismi di ambito giuridico/amministrativo trasmessi all'it. attraverso il filtro del lat. mediev. (cfr. Castellani,
Gramm. stor., pp. 86-87, con ulteriori rif.). Il sost. è att. in it. antico già nell'arcaica
Formula di confessione umbra e ha il signif. di 'cessazione temporanea di un conflitto', che resta prevalente nei secoli, tanto che spesso si trova usato in unione sinon. con
pace (cfr.
TLIO s.v. tregua). La forma impiegata da Dante, che presenta costantemente il dittongo di
e dopo consonante +
r, è propria del fior. due-trecentesco ed è condivisa anche dal sen. e dal lucch. (cfr. Castellani,
Gramm. stor., pp. 355-56). Come osserva Battistini in ED s.v.
triegua, Dante usa due volte su tre la forma plur., forse per esigenza di rima (considerato che la rima in
-egue ricorre solo in questi luoghi). Quanto al signif., si deve notare che in nessuna delle tre occ. nella
Commedia la voce ha propr. a che fare con la sfera semantica della guerra. A differenza del sost.
pace (vd.),
triegua è privo di qualsiasi connotazione politico-morale o relig. Dante, infatti, usa la voce con signif. estens., per indicare una più gen. 'sospensione temporanea (di un'attività)'. A
Inf. 7.88 compare in una frase neg., con rif. alla somministrazione dei beni da parte della Fortuna, attività continua e incessante che procede appunto senza 'soste' o 'interruzioni'. D'altra parte, alcuni commentatori hanno colto anche in questo passo un'allusione all'attività bellica, come già nella glossa di
Boccaccio, Esposizioni («cioè intermessione alcuna, sì come coloro che guerreggiano hanno ne' tempi delle triegue»). Le altre due occ. del termine in senso fig., a
Purg. 14.136 e
Purg. 17.75, hanno valore più chiaramente neutro, senza vi si debba necessariamente cogliere il rif. a una situazione dolorosa o spiacevole. Nel primo caso si fa rif. alla 'cessazione' della voce di uno degli esempi di invidia punita, che lascia l'udito di Dante e Virgilio in una 'condizione di quiete, riposo fisico e psichico'. Anche nel secondo caso si fa rif. a una sensazione di 'riposo fisico', ma provocato forzatamente dalla legge purgatoriale (cfr. i vv. 62-63), a causa della quale l'energia naturale delle gambe di Dante viene 'messa a riposo, quietata' con il sopraggiungere del buio.
Autore: Irene Angelini.
Data redazione: 10.12.2024.
Data ultima revisione: 29.11.2025.