Vocabolario Dantesco
arpa s.f.
Commedia 1 (1 Par.).
Commedia arpa Par. 14.118.
Lat. tardo harpa, dal germ. *harpa (Nocentini s.v. arpa). Il sost. è att. per la prima volta in it. antico nelle Rime (XIII ui. di.) di Dino Compagni e indica uno 'strumento musicale a corde che si suona a pizzico' (cfr. TLIO s.v. arpa (1)). Con lo stesso signif. il vocabolo ricorre a Par. 14.118 accanto a giga (vd.), altro strumento musicale a corde. Suonate insieme, arpa giga producono un suono dolce anche per chi non distingue le singole note, proprio come la melodia prodotta dalle voci dei beati rapisce Dante, pur se non è possibile distinguere le singole parole dell'inno. Così interpreta il passo l'Ottimo commento: «Qui essemplifica lo loro canto non essere inteso per lui; tanto era eccelso: sì come avviene tal volta, [ch]e 'l sonare d'uno strumento è udito da tale che non lo 'ntende per le distinzioni e parti delle note, ma universalmente sa bene che quello canto è dolce.» (ad l.). L'accostamento dei due termini è ravvisabile già nel Roman de Troie (ca. 1170) di Benoît de Sainte Maure, dove il suono prodotto dagli strumenti a corda è tuttavia considerato più piacevole rispetto a quello dei cori paradisiaci: «Iluec [...] gigue, harpe e simphonie [...] tant par les sone doucement que l’armonie esperital, ne li coron celestial, n’est a oïr si delitable» (DEAF s.v. gigue; vd. anche Inglese, ed. e comm., ad l.).
Autore: Valentina Iosco.
Data redazione: 25.06.2026.
Data ultima revisione: 17.07.2026.
1 [Mus.] Strumento musicale a corde che si suona a pizzico.
[1] Par. 14.118: E come giga e arpa, in tempra tesa / di molte corde, fa dolce tintinno / a tal da cui la nota non è intesa, / così da' lumi che lì m'apparinno / s'accogliea per la croce una melode / che mi rapiva, sanza intender l'inno.