Vocabolario Dantesco
lampa s.f.
Commedia 1 (1 Par.).
Commedia lampa Par. 17.5 (:).
Il termine, già in lat., vale propr. 'strumento per l'illuminazione, lampada' (cfr. per es. Cecchini, Uguccione , L 15, 7: «Item a lambo hec lampas -dis, quod hec lampada -e dicitur, vas quod ecclesiam illuminat. Proprie lampas est vas vel flamma in vertice lucens, et dicitur si quia lambentis motum ostendere videatur, unde fax et candela dicuntur lampas»). In tale accezione, lampa è att. in volg. sin dagli inizi del sec. XIII, con partic. precocità nelle aree sett. occidentali (cfr. TLIO s.v. lampa). La diffusione della forma nell'it. antico può forse ricondursi a un tramite fr. (cfr. DEI s.v.), benché le prime att. dell'esito lampe – doc. a partire dal 1150 ca. (cfr. FEW s.v. lampas, 5, 143b) – precedano di poco quelle it. Invece, l'appellativo con cui Dante allude all'ardente spirito dell'avo Cacciaguida costituisce un latinismo di derivazione scritturale (cfr. ED s.v.; Cella, I gallicismi, p. 32). La lampa dantesca si affiancherebbe così agli altri cultismi semanticamente connessi alla luce attraverso i quali il poeta rappresenta il sovrannaturale splendore dei beati. Il valore fig. dell'appellativo è colto dai commentatori; Francesco da Buti, per es., chiosa santa lampa come «beato spirito che risplendeva come una lampana» (ad l.). Si noti che proprio lampana risulta il traducente privilegiato dai volgarizzatori trecenteschi per rendere il lat. lampas (cfr. Corpus DiVo).
Autore: Barbara Fanini.
Data redazione: 26.10.0017.
Data ultima revisione: 17.05.2018.
1 Spirito luminoso di un beato (fig.) ||  Propr. sorgente luminosa, lampada.
[1] Par. 17.5: Qual venne a Climenè, per accertarsi / di ciò ch'avëa incontro a sé udito, / quei ch'ancor fa li padri ai figli scarsi; / tal era io, e tal era sentito / e da Beatrice e da la santa lampa / che pria per me avea mutato sito.