| Commedia |
'nfuria Inf. 12.27. |
Inf. 12.27: ch'è 'n furia Ed. Crusca, Tonello Trovato, ch'è in furia Sanguineti.
Prima att. Parasintetico su
furia (vd.), col pref. illativo
in- (DELI 2 s.v.), già att. nel
mediolat. infuriare (Du Cange s.v.). A
Inf. 12.27 Virgilio suggerisce a Dante di approfittare del momento in cui il Minotauro si sta comportando in modo violento, sregolato e inconsulto per discendere al settimo cerchio attraverso il
varco (vd.).
Varianti. Una diversa separazione delle parole ha generato la lez.
ch'è 'n furia, già presente nell'Ed. Crusca e riproposta da Tonello-Trovato. Muovendo dalla scrizione
che infuria di Mart e Triv, Sanguineti legge
ch'è in furia (così anche Witte, Casella, Vandelli). Tali opzioni, che implicano l'interpretazione di
furia come sost. nell'espressione
essere in furia (vd.
furia) conterrebbero un'eco dei versi dei
Remedia Amoris ovidiani («dum furor in cursu est currenti cede furori», v. 119); analoga l'interpretazione di vari commentatori antichi (Guido da Pisa, Benvenuto da Imola, Giovanni da Serravalle), tra cui
Boccaccio: «quasi voglia dire, quando in furia non fosse, sarebbe più difficile il poter discendere»,
ad l.). Tonello-Trovato sottolineano che «mentre il Corpus OVI reca numerosi esempi toscani di locuzioni verbali con
furia [...] scarsissime e tarde sono le forme sicuramente riconducibili al verbo
infuriare» (
ad l.)
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Autore: Valentina Iosco.
Data redazione: 08.09.2025.
Data ultima revisione: 29.11.2025.