Vocabolario Dantesco
incenso (1) s.m.
Commedia 2 (1 Inf., 1 Purg.).
Commedia 'ncensi Purg. 10.61 (:); incenso Inf. 24.110.

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Testi italiani antichi:
Corpus OVI,
DiVo,
LirIO,
Prosa fior. sec. XIII,
Petrarca e Boccaccio.
Vocabolari: TLIO, Crusca in rete, ED.
Le gocce («lagrime») di incenso e di amomo (vd.) rappresentano l'unico nutrimento della fenice (vd.). L'incenso è una gommoresina ricavata dall'incisione del tronco di alberi appartenenti alla famiglia delle Burseracee (vd. TLIO s.v. incenso). La stessa sostanza, bruciata nei turiboli, è utilizzata nelle cerimonie religiose: a Purg. 10.61, il fummo (vd.) degli incensi contribuisce a suggerire il forte senso di realismo dei bassorilievi (quel «marmo candido e addorno d'intagli sì, che non pur Policleto, ma la natura lì avrebbe scorno» dei vv. 31-33); la narrazione biblica rappresentata (II Sam. 6, 1-16) non ne fa cenno, ma Dante lo inserisce nella raffigurazione «certo col preciso scopo di porre un altro senso (l'olfatto) in contesa con la vista» (Chiavacci Leonardi, ad l.).
Autore: Chiara Murru.
Data redazione: 05.02.2020.
Data ultima revisione: 04.05.2020.
1 Gommoresina ottenuta incidendo la corteccia di alcuni alberi.
[1] Inf. 24.110: Così per li gran savi si confessa / che la fenice more e poi rinasce, / quando al cinquecentesimo anno appressa; / erba né biado in sua vita non pasce, / ma sol d'incenso lagrime e d'amomo, / e nardo e mirra son l'ultime fasce.
1.1 La stessa sostanza bruciata nei turiboli durante le cerimonie religiose.
[1] Purg. 10.61: Similemente al fummo de li 'ncensi / che v'era imaginato, li occhi e 'l naso / e al sì e al no discordi fensi.