Vocabolario Dantesco
innanellare v.
Commedia 1 (1 Purg.).
Commedia 'nnanellata Purg. 5.135.
Purg. 5.135: anellata Ham.
Prima att. Parasintetico foggiato sul modulo compositivo in + sost., comune a molti verbi di conio dantesco ai quali va probabilmente unito. Per cogliere appieno il signif. della voce occorre ricordare che le espressioni dare o ricevere l’anello, o anche sposare con l’anello (come si legge in Decameron, X.8, p. 681.40), avevano un preciso signif. giuridico riferendosi all'atto di massimo rilievo che, attraverso la consegna dell’anello di fronte alla Chiesa, sanciva la celebrazione del matrimonio. Successivamente, talora anche a distanza di tempo, avveniva l’atto del menare la sposa, che segnava invece il momento in cui la donna era condotta nella casa del marito, dove si facevano le nozze. Si veda anche quanto ulteriormente precisato alla voce disposare (vd.) usata nel medesimo passo nel senso di ‘prendere in moglie’, ‘sposare’. Le parole della Pia alludono quindi al momento più significativo – giuridicamente, ma anche e soprattutto emotivamente – in cui lo sposo l'aveva unita a sé.
Varianti.  La var. anellata di Ham trova riscontro nel semplice verbo denominale anellare che ricorre più volte negli Statuti lucchesi del 1362 (vd. TLIO s.v.) in contesti che confermano, nel loro spec. signif. giuridico, i due distinti momenti del dare l’anello (anellare) e del menare la sposa: «per mandare a marito alcuna donna o femina, o per menare donna o femina a marito, possa avere sonatori di stormenti uno o più, e quelli far sonare fine che la donna o femina sarà anellata, o fine che la donna o femina ne sarà ita o menata a casa del marito, e non altramente, o in altro tempo» (ivi, § 1 [2]).
Autore: Paola Manni.
Data redazione: 21.06.2018.
Data ultima revisione: 11.03.2021.
1 Unire a sé (una donna) con l'anello nuziale.
[1] Purg. 5.135: «ricorditi di me, che son la Pia; / Siena mi fé, disfecemi Maremma: / salsi colui che 'nnanellata pria / disposando m'avea con la sua gemma».