Vocabolario Dantesco
idioma s.m.
Commedia 2 (2 Par.).
Commedia idïoma Par. 15.122 (:), 26.114.
Voce corrispondente nelle opere latine di Dante: VDL.
Testi italiani antichi:
Corpus OVI,
DiVo,
LirIO,
Prosa fior. sec. XIII,
Petrarca e Boccaccio.
Vocabolari: TLIO, Crusca in rete, ED.
Prima att. Grecismo di cui Dante fa un uso più estens. nel lat. del De vulgari eloquentia, dove si riferisce invariabilmente alle singole manifestazioni primigenie della lingua: l'idioma adamitico (codice del primiloquium, il primo atto linguistico) in De vulg. 1.4-6 e gli esiti della confusio babelica nei capitoli immediatamente successivi, che comprendono la discussa nozione di ydioma tripharium. Lo stesso signif. è riscontrabile a Par. 26.114, dove Adamo stesso si appresta a soddisfare il quesito non enunciato di Dante relativo a quale fosse la lingua da lui parlata. Il fatto stesso che idioma occorra nella risposta a una - seppur non espressamente formulata - domanda su quale fosse il suddetto idioma determina chiaramente la specificità semantica del lessema, che corrisponde al concetto di 'particolarità' (gr. ἴδιον) connessa a un oggetto linguistico. Per Dante (almeno nella Commedia), l'identità di tale oggetto non è vincolata alla sola lingua intesa come codice comunicativo proprio di un particolare gruppo di parlanti, ma si estende anche all'altra nozione linguistica che presuppone più manifestazioni particolari, vale a dire il linguaggio inteso non come facoltà locutoria ma come codice stilistico-retorico interno alla singola lingua: a Par. 15.122 idioma allude nello specifico al baby talk, il linguaggio infantile, di suono più che di senso, adottato dai genitori - o dalla balia: vd. De vulg. 1.1.2 - per interagire con i neonati (Benvenuto da Imola ad loc.: «maternum linguagium, scilicet, la ninna nanna», ripreso da Francesco da Buti, Par. che così chiosa: «cioè lo fanciullino suo, ghieculandolo, usava l'idioma; cioè lo parlare che si fa da' padri e da le madri ai suoi fanciulli, cioè: Nanna, nanna fante ec.»). È dunque il concetto di 'particolare' (vd. la certa forma locutionis di De vulg. 1.6.4, con rif. alla lingua di Adamo) a determinare la dimensione semantica del nome piuttosto che l'oggetto stesso a cui esso si riferisce, pur entro l'ambito della sfera linguistica (vd. Tavoni, Contributo, in partic. p. 404).
Autore: Nicolò Magnani.
Data redazione: 12.12.2023.
Data ultima revisione: 18.03.2024.
1 [Con rif. alla lingua primigenia di Adamo:] codice di comunicazione verbale proprio della stirpe umana.
[1] Par. 26.114: Tu vuogli udir quant' è che Dio mi puose / ne l'eccelso giardino, ove costei / a così lunga scala ti dispuose, / e quanto fu diletto a li occhi miei, / e la propria cagion del gran disdegno, / e l'idïoma ch'usai e che fei.
2 Linguaggio materno usato per comunicare con i neonati.
[1] Par. 15.122: L'una vegghiava a studio de la culla, / e, consolando, usava l'idïoma / che prima i padri e le madri trastulla...