Vocabolario Dantesco
dismagliare v.
Commedia 1 (1 Inf.).
Commedia dismaglie Inf. 29.85 (:).
Il signif. di 'rompere le maglie (dell'usbergo o di altra parte dell'armatura)' (vd. TLIO s.v. dismagliare) è alla base dell'uso fig. per il quale dismagliarsi indica l'azione di staccarsi dalla pelle le croste, cioè le schianze (vd.), causate dalla scabbia (vd.). Le squame scabbiose che ricoprono la pelle degli alchimisti (i quali, in quanto falsificatori di metalli, nella decima bolgia sono tormentati da un prurito che si rinnova continuamente) sono come maglie di un'armatura (TLIO s.v. maglia). Come spiega tra i tanti Scartazzini-Vandelli (ad l.) «dismagliare è propriamente liberare o spogliar della maglia; e per questi dannati le schianze della scabbia formano come una maglia che li veste»; allo stesso modo spiega Sapegno (ad l.): «laceri e stacchi pezzo a pezzo le croste che ti ricopron la pelle, come le maglie di un'armatura» (anche in ED s.v. dismagliare). La rima in -aglie (scaglie/dismaglie/tenaglie) rientra a pieno titolo in quella «tessitura fonica» che «riporta alle soluzioni più audacemente espressive della cantica, rinnovando quello che Sanguineti ha definito "il piacere acre della descrizione crudele"» (Palumbo, Inf. XXIX, p. 933).
Autore: Chiara Murru.
Data redazione: 02.09.2019.
Data ultima revisione: 30.06.2020.
1 Pron. Staccarsi dalla pelle le squame e le croste (causate dalla scabbia) (fig.). ||  Propr. Rompere le maglie (di un'armatura o simili).
[1] Inf. 29.85: «O tu che con le dita ti dismaglie», / cominciò 'l duca mio a l'un di loro, / «e che fai d'esse talvolta tanaglie...