longevo agg.
Nota:Prima att.
Latinismo da
longaevus (DELI 2 s.v.
longevo), l'agg. è att. in Isidoro,
Etimol., X 156 («quasi longi aevi et longi temporis»), mentre il sost. femm.
longevitas ricorre nelle
Epistole di Rabano Mauro (NG V 187) e prima ancora in Macrobio (Du Cange IV 251 s.v.
longaevitas). Voce dotta e poetica,
longevo, nella sua unica att. della
Commedia, in rima, rif. agli ingegni umani, viene inteso nel signif. 'che dura a lungo nei secoli', come già proponevano gli antichi commentatori nelle loro glosse (
Francesco da Buti: «falli vivere lungo tempo»,
ad l.; l'
Ottimo: «longhi seculi»,
ad l.; Benvenuto da Imola: «per longum aevum viventia»). Degna di nota tuttavia è la sfumatura semantica presente in
aevum, che fin da Lucrezio ha il valore di 'tempo senza limiti' (Mantelli,
Interpretazioni virgiliane, p. 82). Tale accezione è att. nei glossari alto-mediev. (
CGL, IV 450, 26;
Gloss. lat., I 345, 126) ed è alla base del signif. che, nella
vexata quaestio intorno a
longaevus e
postumus di
Aen., VI, 763-764, fa capo a Sulpicio Apollinare, poi a Servio e ad Agostino (
Enarrationes in Psalmos, 120, 10) e fino forse a Dante che qui celebra la gloria imperitura della poesia. Il signif. di 'immortale' ricorre in vari commentatori moderni (ad es. Sapegno e Bosco - Reggio). In seguito l'agg. ritorna in Boccaccio (
Filocolo,
Ameto), con evidente richiamo a Dante (cfr.
TLIO s.v.). Nelle opere lat.
longevus si trova in
Eg. II 64 nel signif. di 'vecchio'.
1 Che dura a lungo, imperituro.
[1] Par. 18.83: O diva Pegasëa che li 'ngegni / fai glorïosi e rendili longevi, / ed essi teco le cittadi e ' regni, / illustrami di te, sì ch'io rilevi.
Autore: Paolo Rondinelli 26.04.2021 (ultima revisione: 08.01.2025).