| Commedia |
sbarro Inf. 8.66 (:). |
Sbarrare l'occhio 1.
Prima att. Il verbo proviene dal lat. volg. *
barra, di origine incerta, designante un oggetto posto a interdire il passaggio (cfr. LEI s.v., 4, 1609.22), signif. che si trasmette al verbo
sbarrare, con
s- (
ex-) intensivo, nel senso di 'chiudere', 'sprangare' (cfr. TLIO s.v.
sbarrare 1) e anche al sost. dantesco
sbarro (vd.). Nella
Commedia il verbo
sbarrare, con
s- privativo, seguito da
l'occhio, vale a indicare all'opposto l'atto di aprire completamente qsa e specif. «il ritirare quanto più si può le palpebre, che sono il riparo della vista» (Chiavacci Leonardi,
ad l.). Il termine è chiosato all'unanimità con 'aprire' dai commentatori antichi.
Locuz. e fras. Dopo la prima att. nella
Commedia, l'espressione
sbarrare l'occhio o
gli occhi è ripresa da Boccaccio (
Filostrato) e Pucci (
Centiloquio) in contesti di palese imitazione dantesca (cfr. TLIO s.v.
sbarrare 2). Per la sua continuazione nell'uso odierno cfr. GRADIT s.v.
sbarrare (
sbarrare gli occhi «spalancarli per esprimere una forte emozione, stupore, timore e sim.»).
Autore: Daniele Sorba.
Data redazione: 27.04.2026.
Data ultima revisione: 27.04.2026.