| Commedia |
sbarro Purg. 33.42 (:). |
Att. solo nella
Commedia e nei commentatori. Il termine deriva dal lat. volg. *
barra di origine incerta, mediante prob. retroformazione da
sbarrare (cfr. LEI s.v., 4, 1590.10; Parodi,
Lingua, p. 263), verbo da tenere distinto dall'omofono presente nella
Commedia dove
s- (
ex-) ha valore privativo e non rafforzativo (
vd., e cfr. TLIO s.v.
sbarrare 2). Nel
Corpus OVI la voce registra, oltre che nel commento di
Francesco da Buti (
ad l.), un'unica altra occ. nella
Battaglia di Sacchetti, in un passo che riprende le rime dantesche in
narro e
carro, ma con il signif. opposto di 'apertura', per cui cfr. TLIO s.v.
sbarro 2. Nel poema il vocabolo ricorre nella profezia del «messo di Dio» (
Purg. 33.44) che verrà a uccidere la «fuia» e il «gigante» (vv. 44-45), annunciato da stelle che non incontreranno impedimenti nel loro procedere. Oggi il sost. è diffuso nell’it. solo nella forma femm.
sbarra.
Autore: Daniele Sorba.
Data redazione: 27.04.2026.
Data ultima revisione: 27.04.2026.