Vocabolario Dantesco
abbarbicare v.
Commedia 1 (1 Inf.).
Commedia abbarbicata Inf. 25.58.
Inf. 25.58: barbicata Co.
Prima att. Il primato è tuttavia condiviso con un'occ. nella Cronica di Dino Compagni (1310-12), in cui abbarbicare è att. con valore fig. (cfr. TLIO s.v. abbarbicare). Il v. è formato sul sost. barba, che può trovarsi impiegato, già in lat., con rif. a piante rampicanti o radici (cfr. TLL s.v. barba, 2, 1727.50; LEI s.v. barba, 4, 1210.32; TLIO s.v. barba). Nel passo infernale, il ricorso ad abbarbicare rafforza e precisa l'immagine dell'ellera (vd.) che si arrampica tenacemente all'albero, avvolgendolo: la similitudine botanica, d'impronta ovidiana («utve solent hederae longos intexere truncos», Met., IV, 365), rende con efficace realismo la prodigiosa fusione delle membra dei due ladri fiorentini. Nel poema occorre anche il v. dibarbare (vd.), impiegato con rif. a un «robusto cerro» (Purg. 31.71).
Varianti.  Il cod. Co legge barbicata. Benché isolata, la lez. offe un'att. preziosa della forma non prefissata, rarissima nell'it. antico: vd. TLIO s.vv. barbicare, barbicato.
Autore: Barbara Fanini.
Data redazione: 26.11.2019.
Data ultima revisione: 20.12.2019.
1 [Detto di una pianta rampicante:] apprendersi con le radici avventizie (a un'altra pianta).
[1] Inf. 25.58: Ellera abbarbicata mai non fue / ad alber sì, come l'orribil fiera / per l'altrui membra avviticchiò le sue. ||  Var.: barbicata Co.