Vocabolario Dantesco
benda s.f.
Commedia 3 (2 Purg., 1 Par.).
Altre opere1 (1 Rime).
Commedia benda Purg. 24.43 (:); bende Purg. 8.74 (:), Par. 3.114 (:).
Altre opere benda Rime 14.57 (:).
Portare benda 1, sacre bende 2, trasmutare le bianche bende 1.1.
Germanismo da binda 'fascia', il prestito è giunto all'it. tramite il linguaggio milit. (DELI 2 s.v. benda). In volg. il termine è att. fin dal sec. XII e, prima di Dante, è diffuso soprattutto in testi di tipo doc. con il signif. principale di 'striscia di stoffa da avvolgere ai capelli' o 'velo per coprire il volto' (cfr. TLIO s.v. benda). In molti casi con il termine benda si designa più precis. un capo di abbigliamento tipicamente femm., cioè la «striscia di tela o di seta con cui le donne sposate si avvolgevano le guance, tempie e fronte per ornamento e per trattenere i capelli» (cfr. Muzzarelli, Guardaroba, p. 353). Con questo signif. il sost. compare due volte nella Commedia, ma mentre a Purg. 24.43 la voce indica gen. il velo indossato dalle donne maritate, a Purg. 8.74 l'agg. bianche fa intendere che si tratta del velo portato dalle vedove in segno di lutto.
Diversamente, a Par. 3.114, il termine si riferisce meton. all'abito relig.: le sacre bende sono quelle indossate dalle monache, in questo caso da Costanza d'Altavilla, a cui sono state metaf. strappate nel momento in cui è andata in sposa a Enrico VI. A differenza dei latinismi velo (vd.) o velame (vd.), che hanno un signif. simile ma sono usati spesso con valore fig., benda è impiegato sempre in senso propr. e con un'accezione specif. In tutte e tre le occ. la voce si trova a fine verso, e ricorre due volte in rima con intenda/e e altrettante con accende.
Locuz. e fras. 

L'espressione portare le bende, rif. a una donna, sta per 'essere sposata' e si trova anche in Cecco Angiolieri («ched i' non t'abbi anzi che porti benda»). Una costruzione simile è usata da Dante a Rime 39.9 («Ma s'ella è donna che porti anco vetta»), passo controverso in cui come sinon. di benda compare vetta, altra denominazione della striscia di stoffa indossata dalle donne sposate o vedove (cfr. TLIO s.v. vitta). A questa espressione si lega anche la frase trasmutare le bianche bende, sempre rif. a una donna, ma che vale 'risposarsi (dopo la morte del marito)'. Un'accezione partic. risulta dalla combinazione del sost. con l'agg. sacre, per indicare specif. il velo monacale: l'espressione si trova anche in Ciampolo di Meo Ugurgieri (ed. Lagomarsini), 1315/21 in corrispondenza del lat. sacra vitta di Verg., Aen., X, 538 e perdura nel linguaggio letterario moderno (cfr. GDLI s.v. benda § 2).

Autore: Irene Angelini.
Data redazione: 10.12.2024.
Data ultima revisione: 29.11.2025.
1 Striscia di stoffa avvolta attorno al capo dalle donne una volta sposate. Portare benda: essere maritata.
[1] Purg. 24.43: «Femmina è nata, e non porta ancor benda», / cominciò el, «che ti farà piacere / la mia città, come ch'om la riprenda.
1.1 Trasmutare le bianche bende: passare a seconde nozze (dopo la morte del marito).
[1] Purg. 8.74: Non credo che la sua madre più m'ami, / poscia che trasmutò le bianche bende, / le quai convien che, misera!, ancor brami.
2 Sacre bende: velo monacale.
[1] Par. 3.114: E quest' altro splendor che ti si mostra / da la mia destra parte e che s'accende / di tutto il lume de la spera nostra, / ciò ch'io dico di me, di sé intende; / sorella fu, e così le fu tolta / di capo l'ombra de le sacre bende.