Vocabolario Dantesco
belletta s.f.
Commedia 1 (1 Inf.).
Commedia belletta Inf. 7.124.
Di etimo incerto, forse var. di melletta (att. in it. antico nella forma melmetta; cfr. TLIO s.v. melmetta), a sua volta da melma (cfr. DELI 2 s.v. belletta). Att. in testi tosc. due-trecenteschi con rif. specif. a «quella spezie di terra la qual suole lasciare alle rive de' fiumi l'acqua torbida, quando il fiume viene scemando» o che si accumula su «quasi tutti i fondi de' paduli» (Giovanni Boccaccio a Inf. 7.124, cit. anche nel TLIO s.v. belletta). Cfr. anche Cristoforo Landino ad l. («bellecta è posatura d'acqua torbida») e, sulla sua scorta, Crusca (1-5) s.v. belletta; Borghini, Scritti, p. 241 («né ogni fango liquido è belletta, ma quella propia che lascia il fiume quando vien grosso»). Nella Commedia la parola indica, più generic. e analogamente ad altri lemmi dello stesso canto (fango, limo, palude, pantano, pozza), la fanghiglia della palude Stigia in cui sono immersi gli accidiosi e, per estens., la palude stessa. L'antica esegesi identifica la voce come idiotismo fior.: cfr. ad es. Boccaccio ad l. («limo è quella spezie di terra [...] la qual noi volgarmente chiamiamo belletta»); Benvenuto da Imola ad l. («Belletta enim est proprie illud liquidum lubricum [...] et est vulgare florentinum, et alibi in Tuscia dicitur melma et melmetta»).
Autore: Francesca Spinelli.
Data redazione: 03.02.2023.
Data ultima revisione: 03.05.2023.
1 Fanghiglia, melma.
[1] Inf. 7.124: Fitti nel limo dicon: "Tristi fummo / ne l'aere dolce che dal sol s'allegra, / portando dentro accidïoso fummo: / or ci attristiam ne la belletta negra".