Dal lat. classico
subridere, da
ridere con il pref.
sub, forse attraverso il lat. volg.
*surridere (vd. Nocentini s.v.
sorridere). Il verbo, ampiamente att. nell'it. antico, ricorre per la prima volta nelle
Canzoni di Stefano Protonotaro da Messina, datate al XIII sec. e giunteci in redazione toscanizzata (vd.
Corpus OVI). Nella
Commedia, il verbo, talvolta in rima, è att. in tutte le cantiche, assumendo differenti sfumature semantiche. A
Inf. 4.99,
Purg. 3.112, 2.83, 21.109, 33.95 e a
Par. 22.135, 31.92 vale 'manifestare gioia, soddisfazione e assenso attraverso un riso leggero'; a
Par. 11.17 e 33.49, invece, il verbo è rif. in partic. a San Tommaso e a San Bernardo, in stretta connessione con la letizia spirituale (vd.
letizia 2.1) e con la manifestazione luminosa sia del beato aquinate sia, più in gen., di Dio (cfr. Gaimari,
Il sorriso dei beati nella 'Commedia', pp. 469-495). A
Purg. 12.136, 27.44 e a
Par. 1.95, 2.52, 3.24, 3.25, 3.67, infine, il verbo è rif. a Virgilio e a Beatrice e alla loro manifestazione di indulgenza e affetto nei confronti di Dante (vd., ad es., la chiosa di Benvenuto da Imola per il passo di
Par. 3.24-25: «scilicet, de errore simplicitatis meae»); la voce, dunque, è funzionale alla resa poetica della tenerezza, quasi genitoriale, che viene riservata al poeta dalle guide a fronte delle sue manifestazioni puerili di dubbi o ingenuità (cfr. Bonaldi,
«Io pur sorrisi come l’uom ch’ammicca», pp. 3-20). Gli antichi commentatori non si soffermano sul signif. del verbo, prob. in quanto chiaro nel suo senso propr., offrendo perlopiù, invece, chiose relative al contesto in cui il verbo ricorre e dunque alle ragioni che muovono, di volta in volta, l'azione del sorridere da parte dei personaggi. Le att. dantesche del verbo - che, peraltro, riguardano anche la
Vita nuova, le
Rime e il
Fiore - hanno sicuramente contribuito alla diffusione della voce nella trad. letteraria moderna e, soprattutto, alla costituzione di un portato simbolico tutto poetico connesso a questa azione (vd. GDLI s.v.
sorridere). Nella trad. manoscritta sono att. le seguenti var.: a
Purg. 3.112
sospirando, in La, in luogo di
sorridendo; a
Par. 22.135
sursi, in Eg, in luogo di
sorrisi; a
Par. 31.92
rispose, in Vat, in luogo di
sorrise. Il verbo
sospirare è att. altrove nella
Commedia, tendenzialmente nel signif., invalso nell'it. antico, di 'emettere sospiri come manifestazione di un sentimento (in partic. di sofferenza o desiderio)' (vd. TLIO s.v.
sospirare); per questa ragione, considerando la gestualità e l'atteggiamento gen. assunto da Beatrice in contesti consimili, la lez. alternativa sembra meno convincente. Lo stesso vale per
sorgere a
Par. 22.135, che non darebbe senso, e per
rispondere a
Par. 31.92, che pure dando senso sembrerebbe tuttalpiù l'esito di una banalizzazione.
Autore: Francesca Carnazzi.
Data redazione: 24.07.2026.
Data ultima revisione: 24.07.2026.