Vocabolario Dantesco
rogna s.f.
Commedia 1 (1 Par.).
Commedia rogna Par. 17.129 (:).
Il sost. designa la malattia cutanea corrispondente alla scabies, l’unica, «fra quelle definite ‘turpissime’ da Galeno, che assicura la conservazione dell’integrità anatomica e funzionale dei vitali organi interni attraverso la comparsa della lesione cutanea e del prurito» (Bartoli, La «rogna», p. 122). Nella profezia di Cacciaguida, la rogna equivale alla reazione di quanti, per la loro coscïenza fusca, troveranno brusca la parola di Dante. Lascia pur grattar dov’è la rogna riecheggia un'espressione registrata già a fine Duecento nelle serie proverbiali del ms. Bologna, Bibl. Univ. 2070: «Chi si gratta rongna agatta» (Proverbi e modi prov., sen., p. 109; per gli equivalenti in it. moderno cfr. Boggione-Massobrio, Proverbi, V.3.5.8.19.a, 8.7a). Il signif. di tale prov. è ambivalente, poiché tipicamente si gratta chi ha la rogna, ma al tempo stesso ‘quanto più ci si gratta tanto più si prende (o si peggiora) la rogna’, cioè si finisce per procurarsi un male che si vorrebbe al contrario evitare o alleviare.  Inoltre il prov., con il signif. di ‘provocare (-si) fastidi’, ricorre sia nel Serventese Lambertazzi, 389, p. 862 «che [[= 'chi']] va gratando rogna, / asai n'achata più che no i bexogna» sia negli Amaistramenti de Sallamon, 175, p. 106: «tanto se grata l'omo che aquista rogna»: quest'ultima è la Dottrina dello Schiavo da Bari (su cui vd. Coluccia, L’edizione, pp. 20-21 e nota 17), da cui il prov. passa anche alla trad. comico-realistica successiva. Il Serventese Lambertazzi è spesso cit. dai commenti moderni (e già da Consoli in ED) come antecedente prossimo a Par. 17.129, ma la datazione è stata ridiscussa da Antonelli, Sulla datazione, per il quale il testo è da collocarsi «non prima della seconda metà del Trecento» (p. 28): in base a tale ipotesi, la direzione della ripresa andrebbe invertita (i vv. del Par. costituirebbero l'ipotesto dei Lambertazzi e non viceversa). Si consideri infine che in Dante il prov., piuttosto che valere ‘cercare fastidi’, ha un signif. che si avvicina a quello di Guido Orlandi, 13.13, p. 165: «Sì fece come quei che rogna gratta, / che sente 'l mal quand'elli è scorticato» (passo già segnalato da Torraca ad l.) poiché è rif. a un dolore che aumenta proprio quando si tenta di alleviarlo (cfr. Benvenuto da Imola «ille quem tangit doleat vel erubescat de infamia, quae est scabies contagiosa, quia non lucrabitur aliud quam ille qui scalpit scabiem»).
Autore: Fiammetta Papi.
Data redazione: 01.02.2017.
Data ultima revisione: 08.05.2018.
1 [Med.] Malattia cutanea contagiosa. Nell’espressione prov. lascia pur grattar dov’è la rogna: lascia che ciascuno si dolga dei propri mali.
[1] Par. 17.129: Ma nondimen, rimossa ogne menzogna, / tutta tua visïon fa manifesta; / e lascia pur grattar dov' è la rogna.