| Commedia |
quercia Par. 22.87. |
Dal lat.
quercea (cfr. DELI 2 s.v.
quercia). Il sost. è att. per la prima volta nelle
Relazioni di Balitori, di area tosc. e datate al 1281 (cfr. TLIO s.v.
quercia), ove indica propr. l'albero. Nella
Commedia il sost. ricorre a
Par. 22.87, nel contesto di una metaf. contro i Benedettini degeneri. San Benedetto, infatti, afferma tristemente che la carne dell'uomo è tanto debole che, sulla Terra, un buon inizio non dura nemmeno il tempo che trascorre dalla nascita di una quercia al momento in cui produce la
ghianda. Tra gli antichi commentatori,
Iacomo della Lana e
Francesco da Buti precisano che il lasso temporale cui Dante fa riferimento è di circa vent'anni; tuttavia, secondo Chiavacci Leonardi
ad l., la metaf. bot. sembrerebbe valere tuttalpiù come indicazione generic. di un periodo di breve durata. Considerando però che vent'anni nella vita umana non sono pochi, il senso del passo dantesco - conformemente all'interpretazione degli antichi commentatori - potrebbe anche essere che gli uomini sono tanto incostanti che non c'è da aspettarsi un buon esito da un buon inizio, con rif., ad es., al primo ventennio dell'esistenza e a un possibile raggiungimento dell'età adulta con o senza integrità morale. Il sost. è ampiamente diffuso nella trad. letteraria successiva alla
Commedia, ove simboleggia spesso longevità e fortezza (vd. GDLI s.v.
quercia).
Autore: Francesca Carnazzi.
Data redazione: 10.09.2024.
Data ultima revisione: 20.12.2024.