Dal lat.
limbus ‘lembo, zona’ (DELI 2 s.v.
lembo) e, per estens., ‘orlo, estremità di una veste’ (cfr. Isidoro,
Etimol., XIX 7-8: «
limbus est quam nos ornaturam dicimus. Fasciola est quae ambit extremitatem uestium, aut ex filis, aut ex auro contexta adsuta que extrinsecus in extrema parte uestimenti uel chlamydis»; TLL s.v.
limbus). In quest'ultima accezione
lembo è att. dalla fine del sec. XIII in testi e doc. tosc. (cfr. TLIO s.v.
lembo 1;
Corpus OVI). A
Inf. 15.24 il gesto di Brunetto Latini di afferrare Dante per l’orlo della veste esprime affetto e familiarità nei confronti del pellegrino (cfr. Benvenuto da Imola
ad l.: «
mi prese per lo lembo, idest per extremitatem vestium, quod fuit signum familiaritatis»). Anche il napol.
Guglielmo Maramauro (
ad l.) sembra cogliere il signif. della parola («
Per lo lembo, idest per li pani fondo»). A
Purg. 7.72
lembo, analogamente al signif. di altri lemmi danteschi quali ad es.
proda, ripa, sponda e
vivagno, indica invece il margine estremo di una conformazione geologica, in questo caso della
lacca (vd.) che accoglie la valletta dei prìncipi. L’antica esegesi, forse per analogia con quest’ultima voce, descrive il
lembo perlopiù come uno scoscendimento (vd. ad es. le Chiose ambrosiane
ad l.:
«lenbo. Ripa pendens») o una concavità (vd. ad es. Pietro Alighieri [III red.]
ad l.: «
lembum, idest suum revolutum sinum et concavitatem»). La chiosa di
Francesco da Buti ad l. («
lembo in questa parte significa 'piegatura in giuso'; cioè concavità, unde si dice
gualembo») accosta la voce all'agg.
gualembo 'scosceso' (per cui cfr. TLIO s.v.
gualembo). Anche il signif. di ‘orlo estremo’, rif. all’elemento di un paesaggio che circonda e delimita una porzione di terra o acqua, è già del lat.
limbus (cfr. Cecchini,
Uguccione, L 75, 2: «dicitur etiam
limbus quandoque circuitus cuiuslibet rei vel ora maris»).
Autore: Francesca Spinelli.
Data redazione: 24.01.2023.
Data ultima revisione: 01.02.2023.