Vocabolario Dantesco
ammenda s.f.
Commedia 5 (2 Inf., 3 Purg.).
Commedia ammenda Inf. 13.53, 27.68 (:), Purg. 20.65 (:), 20.67 (:), 20.69 (:).
Fare ammenda 1.1, per ammenda 1.
Purg. 20.67: vicenda Co Lo Mad Mart Ricc Triv - Lanza Inglese (ed. crit.).
Derivato dal lat. emendare, forse per tramite del fr. amender (cfr. LEI 21, 401.35 e 411.40, s.v. emendare), il termine, al pari del corrispondente verbo ammendare (vd.), è ampiamente att. nella lingua antica, anche in accezione giuridica (cfr. TLIO s.v.). Nella Commedia la voce compare per la prima volta a Inf. 13.53, laddove Virgilio offre a Pier delle Vigne – in forma di «gran pruno» (v. 32) – la possibilità di presentarsi a Dante, in luogo dell'impossibile riparazione di un ramo spezzato. Il sost. ammenda si ritrova poi a Purg. 20.65-69 ripetuto ben tre volte consecutive in rima, con intento iron. (cfr. Chiavacci Leonardi, ad l.). In questo passo Ugo Capeto presenta le azioni violente e i soprusi dei suoi discendenti come gli uni compiuti in risarcimento delle altre, in un assurdo ricorso al danno per rimediare ad altro danno (si veda come intende Benvenuto da Imola, ad l.: «loquitur ironice, quasi dicat: ad emendationem primae rapinae factae de Provincia, fecerunt aliam de aliis provinciis»).
Locuz. e fras. L'espressione fare ammenda, più volte att. nella lingua due-trecentesca (cfr. TLIO s.v. ammenda), è pronunciata da Guido da Montefeltro a Inf. 27.68 con rif. agli eventi della sua vita, in partic. alla decisione di entrare nell'ordine dei frati minori, nella speranza di riscattarsi dalle colpe precedentemente commesse in quanto «uom d'arme».
Varianti.  Si segnala che la trad. manoscritta della Commedia a Purg. 20.67, in luogo dell'espressione per ammenda, reca per vicenda, lez. avallata dai codici Co Lo Mad Mart Ricc Triv e difesa da molti critici del sec. scorso, come ricostruisce Petrocchi (ad l.), che tuttavia opta per ammenda. Lo stesso Petrocchi osserva peraltro che da un punto di vista semantico entrambe le lez. potrebbero essere ammesse, anche se l’inserzione di per vicenda al v. 67 depotenzierebbe il tono sarcastico dell'accusa nella sequenza dei vv. 65-69; ma si veda ultimamente Inglese (ed. crit.) che mette a testo per vicenda. Per un ulteriore approfondimento della var. vd. vicenda. Dal punto di vista formale si rileva il prevalente ricorrere di amenda rispetto ad ammenda, forma accolta da Petrocchi sulla base di una scelta programmatica che attribuisce alla presenza della scempia nei composti con AD- un valore meramente grafico (cfr. Petrocchi, Introduzione, p. 447; Castellani, Saggi, II, pp. 212-213, 340-342). Le ediz. più moderne (Lanza, Sanguineti, Tonello-Trovato, Inglese) tendono invece a mantenere la forma con m scempia, che potrebbe essere dovuta a un riflesso dell’etimologia da emendare.
Autore: Daniele Sorba.
Data redazione: 20.02.2025.
Data ultima revisione: 01.04.2026.
1 Riparazione di un danno arrecato.
[1] Inf. 13.53:  Ma dilli chi tu fosti, sì che 'n vece / d'alcun' ammenda tua fama rinfreschi / nel mondo su, dove tornar li lece».
[Con valore iron.:] per ammenda.
[2] Purg. 20.65: Lì cominciò con forza e con menzogna / la sua rapina; e poscia, per ammenda, / Pontì e Normandia prese e Guascogna.
[3] Purg. 20.67: Carlo venne in Italia e, per ammenda, / vittima fé di Curradino; e poi / ripinse al ciel Tommaso, per ammenda. ||  Var. vicenda Co Lo Mad Mart Ricc Triv - Lanza Inglese (ed. crit.).
[4] Purg. 20.69: Carlo venne in Italia e, per ammenda, / vittima fé di Curradino; e poi / ripinse al ciel Tommaso, per ammenda.
1.1 Fare ammenda: espiare una colpa.
[1] Inf. 27.68: Io fui uom d'arme, e poi fui cordigliero, / credendomi, sì cinto, fare ammenda; / e certo il creder mio venìa intero, / se non fosse il gran prete, a cui mal prenda!