Vocabolario Dantesco
inleiare v.
Commedia 1 (1 Par.).
Commedia inlei Par. 22.127 (:).
Vocabolari: TLIO, ED.
Att. solo nella Commedia e nei commentatori. Il parasintetico dal personale lei è neoformazione dantesca. L'utilizzo del vocabolo è possibile esclusivamente con rif. a un terzo (diverso dal parlante e dall'interlocutore) e, in senso proprio (non documentato ma ricostruibile sulla scorta di inmiareintuare [vd.]), indica l’atto di identificarsi in qno (indicato con un nome di genere femminile) conoscendone pensieri e sentimenti come fossero i propri. Nel luogo dantesco in questione il verbo, rif. a «l'ultima salute» v. 124, cioè a Dio, e considerato nel contesto paradisiaco, corrisponde al signif. di indiare (vd.), cui si rimanda per una nota circa la semantica e il sostrato dottrinale delle neoformazioni dantesche citate. Diversamente da indiareinluiare (che hanno come sogg. gli angeli e le anime beate), inleiare (sogg. Dante, in anima e corpo) conta anche il tratto della gradualità: il verbo ha valore incoativo, come la maggior parte dei parasinteti formati con in- (Tollemache in ED s.v. parasinteti, p. 491) e suggerisce l'idea della «metamorfosi» (Contini, Un'idea, p. 200) che, nella progressione paradisiaca, coinvolge il poeta, il quale per gradi fa più chiare e acute le sue luci (cfr. v. 126), fino a superare il limite dell'umano per grazia divina (cfr. Par. 33.25-36 e Mon. 3.16.7), avvicinando il suo modo di vedere e di partecipare della divina essenza a quello delle intelligenze angeliche e delle anime beate che sono nel cospetto di Dio (cfr. Ep. 13.78; sul problema della visione di Dio per essentiam da parte dell'uomo in vita negata da Tommaso d'Aquino – ma vd. Tommaso, Super Sent., lib. 4 d. 49 q. 2 a. 7 –, cfr. almeno Torell, La vision; sulla possibilità di una matrice averroistica, mediata dal pensiero di Sigieri di Brabante o di Alberto Magno, cfr. almeno Gagliardi, Dante e Averroè, Nardi, Sigieri e id., Mistica averroistica, in partic. pp. 136-139).
Autore: Francesca De Blasi.
Data redazione: 27.09.2018.
Data ultima revisione: 30.04.2019.
1 Pron. [Con rif. all'ultima salute, cioè Dio:] assimilarsi a lei nella contemplazione, partecipando della sua beatitudine e della sua intelligenza.
[1] Par. 22.127: «Tu sè sì presso a l'ultima salute», / cominciò Bëatrice, «che tu dei / aver le luci tue chiare e acute; / e però, prima che tu più t'inlei, / rimira in giù, e vedi quanto mondo / sotto li piedi già esser ti fei...