Vocabolario Dantesco
dubitare v.
Commedia 9 (2 Inf., 1 Purg., 6 Par.).
Altre opere16 (4 Vn., 12 Conv.).
1 (1 Fiore).
Commedia dubitando Par. 17.104, 32.49; dubitar Inf. 28.97, Purg. 22.29, Par. 4.22, 8.92, 19.84; dubitava Inf. 33.45 (:), Par. 7.10.
Altre opere dubita Vn 12.17, 25.9, Conv. 1.7.11, 2.4.9, 3.3.13, 4.22.10, 4.24.2; dubitare Vn 25.1, 25.1, Conv. 2.11.8, 3.15.7, 4.3.7; dubitasse Conv. 3.10.5, 3.10.5; dubitata Conv. 4.6.2; dubitò Conv. 4.25.10.
dubita Fiore 188.13.
Voce corrispondente nelle opere latine di Dante: VDL.
Testi italiani antichi:
Corpus OVI,
DiVo,
LirIO,
Prosa fior. sec. XIII,
Petrarca e Boccaccio.
Vocabolari: TLIO, Crusca in rete, ED.
Latinismo da dubitare (vd. DELI 2 s.v.), a sua volta ben rappresentato nelle opere lat. di Dante (vd. VDL s.v.). Il verbo è usato nella Commedia sempre con valore assol., laddove nelle altre opere si trova spesso seguito da complemento o proposizione, secondo il regolare uso lat. In gen. nel poema vale 'essere affetto da dubbi, perplessità', rispondendo all'originario valore etimologico di dubium habere, ma a Inf. 33.45 è chiaramente percepibile una sfumatura di timore: qui l'oggetto implicito del dubitare è quanto espresso al v. precedente, vale a dire l'imminente distribuzione del cibo a Ugolino e ai suoi figli da parte delle guardie nella torre della Muda, la cui certezza è messa in crisi dal sogno premonitore. A Inf. 28.97 l'uso sost. risponde all'accezione operativa di lat. dubitare ('esitare, indugiare a fare qsa', peraltro assente nel lat. di Dante), configurandosi come marcato latinismo semantico con rare att. nei volg. antichi: TLIO s.v. riporta un solo caso, l'anonimo Valerio Massimo volgarizzato, dove dubitare traduce però il lat. haesitare; nemmeno per il passo dantesco si può invocare il supporto dell'ipotesto, la Farsaglia lucanea, dal momento che i versi riecheggiati da Dante (1.280-81) hanno trepidare (sebbene l'Amico dell'Ottimo ad l., citando Lucano, sostituisca trepidant con dubitant). Per questo valore del verbo cfr. anche Conv. 4.25.10: «elli dubitò, prima, di dicere». A Par. 32.49 Inglese e Sanguineti pongono a testo la var. dubiando di Urb (con dieresi), dal denominale sinonimico dubbiare presente anche altrove nella Commedia: questa soluzione presentebbe il vantaggio di formare poliptoto con dubbi nello stesso v. (vd. Inglese ad l.), ma si può presumere che secondo la coscienza linguistico-stilistica di Dante i due termini siano equivalenti dal punto di vista lessicale, e che rappresentino piuttosto mere varianti divergenti nel computo sillabico, da preferire di volta in volta sulla base delle esigenze metriche (in tutti gli altri contesti dubbiare non si trova mai in dieresi).
Autore: Nicolò Magnani.
Data redazione: 08.04.2024.
Data ultima revisione: 30.09.2024.
1 Assol. Nutrire dubbi.
[1] Purg. 22.29: Veramente più volte appaion cose / che danno a dubitar falsa matera / per le vere ragion che son nascose.
[2] Par. 4.22: Ancor di dubitar ti dà cagione / parer tornarsi l'anime a le stelle, / secondo la sentenza di Platone.
[3] Par. 7.10: Io dubitava e dicea 'Dille, dille!' / fra me, 'dille' dicea, 'a la mia donna / che mi diseta con le dolci stille'.
[4] Par. 8.92: Fatto m'hai lieto, e così mi fa chiaro, / poi che, parlando, a dubitar m'hai mosso / com' esser può, di dolce seme, amaro».
[5] Par. 17.104: io cominciai, come colui che brama, / dubitando, consiglio da persona / che vede e vuol dirittamente e ama...
[6] Par. 19.84: Certo a colui che meco s'assottiglia, / se la Scrittura sovra voi non fosse, / da dubitar sarebbe a maraviglia.
[7] Par. 32.49: Or dubbi tu e dubitando sili; / ma io discioglierò 'l forte legame / in che ti stringon li pensier sottili.
1.1 Temere che qsa non avvenga.
[1] Inf. 33.45: Già eran desti, e l'ora s'appressava / che 'l cibo ne solëa essere addotto, / e per suo sogno ciascun dubitava...
2 Sost. Stato di indecisione, titubanza.
[1] Inf. 28.97: Questi, scacciato, il dubitar sommerse / in Cesare, affermando che 'l fornito / sempre con danno l'attender sofferse».