Vocabolario Dantesco
consequenza s.f.
Commedia 1 (1 Par.).
Commedia consequenza Par. 28.76 (:).
Voce corrispondente nelle opere latine di Dante: VDL.
Testi italiani antichi:
Corpus OVI,
DiVo,
LirIO,
Prosa fior. sec. XIII,
Petrarca e Boccaccio.
Vocabolari: TLIO, Crusca in rete, ED.
Latinismo da consequentia (DELI 2 s.v. conseguire). Il sost. è desunto dalla tradizione filosofica tardo-antica e mediev. e vale 'argumentorum, causarum conexio in conclusione' (ThLL), di norma a indicare il rapporto di dipendenza tra uno o più assunti, anche all'interno di un sillogismo. A quest'ultima accezione, più tecnica, rimanda essenzialmente anche l'utilizzo del sost. nel lat. dantesco, col signif. di «proposizione condizionale formata da un antecedens e un consequens, corrispondente al periodo ipotetico formato da protasi e apodosi» (vd. consequentia in VDL). Anche in it. antico il termine è usato con rif. a rapporti di dipendenza logica o fattuale: prima dell'att. dantesca, il sost. è sempre att. nella locuz. avv. per conseguenza su calco del lat. per consequentiam (vd. Corpus OVI). Con rif. a Par. 28.76, il sost. assume valore estens.: Beatrice precisa infatti che il valore di ogni cerchio non risiede nella sua dimensione, quanto piuttosto nella sua intrinseca virtù, dal momento che la perfetta corrispondenza tra i cieli paradisiaci e le intelligenze angeliche è stabilita da un criterio qualitativo e non quantitativo. Il termine intenderà qui indicare, in senso gen., il rapporto di corrispondenza diretta tra i cerchi paradisiaci e le intelligenze angeliche, sebbene la dotta explanatio della terzina richiami numerosi lessemi del lessico filosofico aristotelico (intelligenzasostanza vd.).
Autore: Matteo Cambi.
Data redazione: 12.02.2024.
Data ultima revisione: 25.03.2024.
1 [Con rif. alla dimensione dei cerchi paradisiaci e alle intelligenze angeliche:] rapporto di corrispondenza diretta.
[1] Par. 28.76: Dunque costui che tutto quanto rape / l'altro universo seco, corrisponde / al cerchio che più ama e che più sape: / per che, se tu a la virtù circonde / la tua misura, non a la parvenza / de le sustanze che t'appaion tonde, / tu vederai mirabil consequenza / di maggio a più e di minore a meno, / in ciascun cielo, a süa intelligenza».