lacca s.f.
Nota:Att. solo nella
Commedia e cit. nei commentatori. Etimo assai incerto. Dal lat. tardo
laccus 'fossa', 'cisterna' dal gr.
laccos (cfr. Ernout-Meillet s.v.
laccus; Devoto,
Avviamento s.v.
lacca2, DEI s.v.
lacca3 e
lacco3), ovvero dal longob.
lahha, a sua volta dal lat.
lacus 'lago' (cfr. DEI s.v.
lacca3). Per il VELI,
lacca 'sostanza colorante adoperata per la fabbricazione di vernici' è prestito dall'ar.
lakk (s.v.
lacca). Assemblando ipotesi diverse, Viel assume che dal germ.
lache si sia determinato un lat. tardo
laccus 'fossa' e un lat. medio
lacca (o
lacha), termine del lessico agrario che vale prima 'incisione nel terreno', signif. vicino all'uso dantesco, poi 'incisione dove si raccoglie l'acqua' (cfr.
«Quella materia ond'io son fatto scriba», p. 108 e la doc. ivi raccolta). Il sost.
lacca conta nella
Commedia tre occ. in rima, con il signif. di 'ripa incavata e scoscesa'. A
Inf. 7.16 indica in partic. «la balza incavata nel pendio dell’inferno che forma il quarto cerchio» (Chiavacci Leonardi,
ad l.). A
Inf. 12.11 indica l'avvallamento scosceso sulla cima del quale si trova il Minotauro. A
Purg. 7.71, insieme ad altri termini di ambito geomorfologico, descrive la corografia della valletta dei principi (vd.
balzo,
costa,
lembo,
vallone). I commentatori reagiscono variamente, con qualche differenza esegetica a seconda dei luoghi chiosati. Per quanto riguarda
Inf. 7.16, nel
Codice cassinese si legge «circulo» con rif. alla forma;
Guglielmo Maramauro glossa generic. «valle»;
Francesco da Buti: «cioè nella quarta china, o scesa, o lama; cioè nel quarto cerchio» (la sostanziale equivalenza tra
lama e
lacca è ribadita nel commento a
Purg. 7.71: «lama e lacca è luogo concavo e basso», TLIO s.v.
lacca2) e nel commento disteso «ripa»;
Boccaccio si distingue per la segnalazione della rima: «cioè parte d'inferno, così dinominandola per consonare alla precedente e alla seguente rima». Relativamente a
Inf. 12.11, a parte Graziolo Bambaglioli, che chiosa erroneamente con «caccumine» 'sommità', gli altri non si soffermano specif. sul termine. A
Purg. 7.71, alcuni commentatori, tra cui Benvenuto da Imola, glossano con «costa»;
Iacomo della Lana, con rif. alla profondità, propone «concavità». Il sost. ricorre sporadicamente nella trad. letteraria successiva, anche con richiamo esplicito alla
Commedia (De Sanctis, vd. GDLI s.v.
lacca1); nell'it. dell'uso contemporaneo la voce è etichettata come obsoleta (GRADIT s.v.
lacca2).
1 Ripa incavata e scoscesa.
[1] Inf. 7.16: Così scendemmo ne la quarta lacca, / pigliando più de la dolente ripa / che 'l mal de l'universo tutto insacca.
[2] Inf. 12.11: e 'n su la punta de la rotta lacca / l'infamïa di Creti era distesa / che fu concetta ne la falsa vacca;
[3] Purg. 7.71: Tra erto e piano era un sentiero schembo, / che ne condusse in fianco de la lacca, / là dove più ch'a mezzo muore il lembo.
Autore: Valentina Iosco 27.09.2018 (ultima revisione: 07.05.2026).