Vocabolario Dantesco

Accademia della Crusca - CNR Opera del Vocabolario Italiano

Vocabolario Dantesco

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muta s.f.
Frequenza:
Commedia 1 (1 Inf.).
Lista forme e index locorum:
Commedia muta Inf. 14.55 (:).
Locuz. e fras.: A muta a muta 1.
Corrispondenze: Testi italiani antichi:
Corpus OVI,
DiVo,
LirIO,
Prosa fior. sec. XIII,
Petrarca e Boccaccio.
Vocabolari: Crusca in rete, ED.
Nota:Deverbale da mutare (vd.), le cui prime att. appaiono in formule reduplicate, simili a quella dantesca (per l'es. nel Lucidario pis. vd. sotto Nota - locuz. e fras.). Come sost. il semplice muta è att. per la prima volta in Cecco d'Ascoli: «Sono dal ciel potenzie già venute / Che differenza fanno tra gli umani / Secondo che fa il cerchio le sue mute» (cfr. Corpus OVI).
Locuz. e fras. Risale alla fine del sec. XIII la locuz. di muta in muta att. nel Lucidario pis.: «come hora trapassa l'una generatione a presso l'altra per la morte et una generatione rimane in terra per la vita, tucto similiantemente serebbeno montati in cielo di muta in muta, infine a tanto che lo numero fusse conpiuto» (cfr. Corpus OVI). Nella Commedia, a Inf. 14.55 si ha la locuz. avv. a muta a muta col senso di 'a vicenda, uno dopo l'altro': nel passo si fa rif. agli «altri» (v. 55) fabbri dell'Etna oltre Vulcano, vale a dire i Ciclopi, che lavorano alternandosi nella nera fucina di Mongibello. Tra gli antichi commentatori, si sofferma sul signif. dell'espressione Boccaccio nelle Esposizioni: «cioè faccendogli, poi che alcuni stanchi ne fieno, fabricar gli altri, e così que' medesimi, poi che riposati feno, né altro faccian che folgori per ferirmi» (ad l.). Nella trad. letteraria successiva a Dante sono scarse le att. della locuz. Interessante è la forma avv. a muta, che ricorre unicamente in Giovanni Villani (ed. Moutier), a. 1348, L. 11, p. 239.2: «al continovo v'erano per comune due quartieri di Pisa e scambiavansi a muta, e talora tre quartieri, e così di loro molti contadini e balestrieri genovesi».
1 Avvicendamento, cambio. A muta a muta: a vicenda, uno dopo l'altro.
[1] Inf. 14.55: Se Giove stanchi 'l suo fabbro da cui / crucciato prese la folgore aguta / onde l'ultimo dì percosso fui; / o s'elli stanchi li altri a muta a muta / in Mongibello a la focina negra, / chiamando "Buon Vulcano, aiuta, aiuta!", / sì com' el fece a la pugna di Flegra, / e me saetti con tutta sua forza:


Autore: Valentina Iosco 17.11.2025 (ultima revisione: 24.07.2026).