Vocabolario Dantesco
fumare v.
Commedia 4 (2 Inf., 1 Purg., 1 Par.).
Commedia fuma Purg. 24.153 (:); fumma Par. 21.100 (:); fumman Inf. 30.92; fummavan Inf. 25.93.
Prevale la forma con geminata fummare, come di norma nel tosc. antico (cfr. quanto detto s.v. fummo), tranne in un caso, dove la serie rimica esige la scempia (piuma : alluma : fuma, a Purg. 24.153). Tale tendenza è comprovata dalla lez. di Triv, che in tutti gli altri luoghi predilige regolarmente la forma geminata. Come il sost., il verbo ricorre con lieve prevalenza nelle prime due cantiche e può essere impiegato con rif. a emissioni aeriformi di diversa natura (nonché innaturali, come quelle sprigionate dai ladri durante le loro prodigiose metamorfosi: § 2). A Par. 21.100 il verbo sembra suggerire un contrasto fra ciò che, bruciando, emette una luce chiara, tersa (come quella generata dalle menti dei beati), e ciò che invece produce fumo e caligine (la mente degli uomini sulla terra): del resto, a un certo "offuscamento" terrestre alludeva già il fummo (vd.) di Par. 18.120. Infine, il verbo è impiegato con valore trans. a Purg. 24.153, dove acquisisce il senso fig. di 'suscitare (un desiderio)' con rif. al peccato della gola (cfr. Benvenuto da Imola, ad l.: «non fuma, idest, non emittit»).
 
Autore: Barbara Fanini.
Data redazione: 23.05.2018.
Data ultima revisione: 21.12.2018.
1 [Con valore neg., in opposizione all'essere luminoso di una fiamma:] emettere fumo offuscando l'aria circostante (in contesto fig.).
[1] Par. 21.100: La mente, che qui luce, in terra fumma; / onde riguarda come può là giùe / quel che non pote perché 'l ciel l'assumma». 
1.1 Sprigionare vapore (estens.).
[1] Inf. 30.92: E io a lui: «Chi son li due tapini / che fumman come man bagnate 'l verno, / giacendo stretti a' tuoi destri confini?». 
2 [Con rif. alle metamorfosi subìte dalle anime dei ladri:] emettere esalazioni.
[1] Inf. 25.93: Elli 'l serpente e quei lui riguardava; / l'un per la piaga e l'altro per la bocca / fummavan forte, e 'l fummo si scontrava. 
3 Suscitare, ispirare (un sentimento, un desiderio neg.) (fig).
[1] Purg. 24.153: E senti' dir: «Beati cui alluma / tanto di grazia, che l'amor del gusto / nel petto lor troppo disir non fuma, / esurïendo sempre quanto è giusto!».